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martedì 4 giugno 2013

INDIPENDENTE 2013, Comunicato stampa


TELEFONO DONNA presenta #INDIPENDENTE 2013
IN VIAGGIO PER MILANO PER PREVENIRE E RIDURRE IL RISCHIO DELL'ABUSO DI SOSTENZE ILLEGALI E NON SOLO
 
Incontrare, sensibilizzare, prevenire e costruire di informazioni e sostegno.
Sono questi gli obiettivi del progetto "Il rischio invisibile", il servizio di ascolto e assistenza promosso da Telefono Donna.
A bordo del camper "Indipendente 2013" una task force di operatori, psicologi ed educatori, girerà per la città di Milano fino alla fine di Luglio. Le mete, soprattutto serali ma non solo,  saranno i luoghi di aggregazione giovanile: pub,  discoteche, feste, piazze di incontro.
Gli esperti presenti sul camper incontreranno i giovani dai 15 ai 34 anni, si faranno raccontare le loro esperienze e forniranno informazion i e strumenti utili a sviluppare una propria presa di coscienza personale.
Il fine è di avviare processi di consapevolezza rispetto ai comportamenti devianti che conseguono l'uso e l'abuso di sostanze: violenze sessuali, risse, guida in stato di ebrezza, ecc.
Quando la "normalità" attiva rispetto alla trasgressione, l'impegno e la responsabilità verso se stessi possono essere appetibili, interessanti? E' questa la domanda a cui gli esperti del progetto cercheranno di rispondere soprattutto grazie all'aiuto dei giovanissimi.
L'associazione Telefono Donna, attraverso la sua esperienza verso le vittime di violenza ha messo in evidenza la stretta relazione tra l'abuso di sostanze e gli episodi di violenza, in particolare quella domestica.
Per questo ha scelto di ampliare il suo raggio di attività, implementando anche azioni di prevenzione e non solo di cura, promuovendo azioni di prevenzione rivolti ai giovani e, in particolare, alle giovani donne. Il progetto proseguirà poi con il censimento delle azioni svolte, la mappatura dei luoghi milanesi e l'analisi dei dati raccolti.
Il camper, di facile visibilità, fungerà da richiamo e da sede per spazi riservati al colloquio individuale, nonchè di accoglienza e intervento per situazioni critiche come sbronze o stati confusionali lievi.
Per sapere quali sono le tappe del camper è possibile seguire l'iniziativa attraverso il sito www.indipendente2013.org o attraverso i social network Facebook alla pagina "Indipendente2013" e Twitter , #indipendente2013.
L'associazione Onlus Telefono Donna è presente da oltre 21 anni sul territorio milanese e della Lombardia.
Con una consolidata esperienza di impegno nel volontariato e negli interventi sociali e sanitari ad alto contenuto professionale, compie interventi a sostegno delle famiglie e delle donne, in particolare, dei giovani e degli adolescenti con iniziative di sensibilizazione promosse nelle scuole, di collaborazione stretta con ASL e strutture ospedaliere, con soggetti ed organizzazioni del mondo del lavoro e dell'impresa.
Il progetto "Il rischio invisibile" è sostenuta da diversi soggetti istituzionali del territorio.
 
Per informazioni e contatti, ufficio stampa: Giulia Cazzaniga, 34953667057
 

mercoledì 29 maggio 2013

La depressione post partum

Un fenomeno sottovalutato ma molto diffuso


Nella definizione di depressione post partum sono erroneamente comprese tre sindromi che presentano evidenti differenze tra loro.

Il fenomeno più frequente è un’alterazione del tono dell’umore che viene definita come baby blues o maternity blues. Emerge solitamente nella prima settimana dopo il parto, ha una durata variabile tra le poche ore ed alcuni giorni e la sua incidenza oscilla tra il 39% e l’85% (O’Hara et al.1990). I sintomi fisici si esprimono in disturbi del sonno, mancanza di energie, inappetenza, stanchezza eccessiva; dal punto di vista psicologico si evidenziano uno stato mentale caratterizzato da ansietà, paura e preoccupazione, confusione, nervosismo e tristezza. Questi sintomi inducono facilmente pianto, iperattività, irritabilità, ipersensibilità e scarsa interazione con il bambino. L’esperienza del “baby blues”, per il suo carattere transitorio e per la sua scarsa entità della sintomatologia, non implica conseguenze a lungo termine (O’Hara, 1987).

Una seconda forma di disturbo è la depressione post partum, che emerge a distanza di alcuni giorni, settimane o mesi dal parto, ha una durata che può raggiungere l’anno e ha un’incidenza tra il 10% e il 28% (Rossi et al.,1992). I disturbi fisici sono più gravi e implicano frequenti mal di testa, intorpidimento, palpitazioni, iperventilazione, mentre quelli psicologici comportano la sensazione di vuoto, la percezione di essere inadeguate, di non poter far fronte alle situazioni, una preoccupazione eccessiva per la salute del bambino, pessimismo, perdita di interessi personali, pensieri bizzarri o di suicidio. In alcuni casi possono comparire anche attacchi di panico, fobie, allucinazioni, incubi, paure ossessive.

Un esito ancor più negativo è la psicosi puerperale, con una incidenza di 1 su 1000; assume frequentemente caratteristiche cicliche, depressive e maniacali. L’insorgenza di questo disturbo è grave e rapido, solitamente entro i primi 3 mesi dal parto. I sintomi fisici comportano il rifiuto del cibo, depressione a cui seguono comportamenti maniacali caratterizzati da un’energia eccessiva e frenetica. Lo stato mentale è caratterizzato da estrema confusione, perdita di memoria, incoerenza, allucinazioni e bizzarrie. Questo insieme di sintomi induce reazioni comportamentali di grande circospezione, irrazionalità e di preoccupazioni per dettagli insignificanti (Kruckman et al.,1998).

Condizioni predittive
Data la notevole incidenza della sindrome, è utile evidenziare alcune condizioni predittive che possono comparire già durante la gravidanza:
  • episodi ricorrenti di ansia e depressione durante la gravidanza
  • eventuali episodi depressivi precedenti la gravidanza
  • conflitti coniugali
  • eventi traumatici nell’ultimo anno, per esempio lutti importanti
  • giovane età
  • tendenza all’isolamento sociale e incapacità a chiedere aiuto
  • tendenza alla negazione della gravidanza, ovvero tendenza a negare gli inevitabili cambiamenti e le limitazioni e si comportano come se tutto fosse simile a prima della gravidanza.

Cosa fare
Nel caso di forme molto gravi, è necessario un intervento terapeutico specialistico, che può consistere anche in una psicoterapia integrata con l’utilizzo di farmaci. A volte possono essere utili gruppi di auto-aiuto. Importante è anche il sostegno che può provenire dalla cerchia di persone che vivono attorno alla neo mamma, rendendo possibile l’esternalizzazione di sentimenti o pensieri anche inaccettabili per lei, aiutandola a diminuire i possibili sensi di colpa, a comprendere che diventare madre può richiedere tempo e che è possibile sbagliare, sostenendola nella sua funzione di caregiver, senza sostituirsi a lei nella cura del bambino.


Dott.ssa Marianna Ge


Rif. Nicola Lalli, Psicologia contemporanea, nov.-dic. 2008

domenica 5 maggio 2013

E TU. . .CHE GENITORE SEI?

Lo stile educativo che i genitori adottano nei confronti dei figli influisce fortemente sul loro sviluppo sociale, emotivo e intellettivo. Molto poi contano anche le caratteristiche comportamentali della prole. Anche i figli hanno le loro reazioni, i loro temperamenti, i loro atteggiamenti che portano il figlio a sottrarsi ai genitori o spingono questi ultimi a modificare il loro stile educativo.
Quali sono i principali stili educativi?
STILE AUTORITARIO: si tratta di genitori severi che stabiliscono regole senza dare troppe spiegazioni e quasi mai tengono presente le opinioni dei figli. Nella gestione della loro genitorialità sono molto  numerosi i “no” che vengono dispensati  e spesso le punizioni sono severe. Parecchie volte questi genitori usano castighi, intimidazioni come strumenti di controllo e la disobbedienza viene vista come una minaccia all’autorità. Sono genitori che si aspettano che i figli obbediscano senza discutere minimamente con loro. I figli crescono così in un clima abbastanza freddo e possono sviluppare due modalità comportamentali: ribellione oppure adeguamento diligente alle aspettative di mamma e papà. 
STILE PERMISSIVO: si tratta di genitori che non danno particolare importanza alle regole, cedono facilmente alle richieste dei figli mancando spesso nella loro posizione di guida. Quando cercano di farlo appaiono troppo deboli per farsi ascoltare. I figli quindi crescono senza un orientamento o una guida forte e ciò li spinge a realizzare all’esterno quel bisogno di coerenza che in famiglia non trovano. Il rischio maggiore dello stile permissivo è quello di sfociare nella trascuratezza.
STILE IPERPROTETTIVO: si tratta di genitori coerenti, affettivamente vicini ai loro figli, però particolarmente ansiosi che possono col tempo trasmettere insicurezza. Questi genitori sono consapevoli dell’importanza dell’educazione e sono capaci di stabilire dei legami forti , ma allo stesso tempo sono preoccupati che potrebbe accadere qualcosa di brutto ai loro figli in loro assenza. I figli, in questo modo,  non imparano a orientarsi da soli, a organizzarsi, a crescere sicuri e fiduciosi perché non è mai stata concessa loro quell’autonomia necessaria per imparare a fare da soli. Anche qui i ragazzi possono prendere due strade differenti: ribellarsi oppure adeguarsi formando con il genitore un rapporto simbiotico caricandosi delle loro ansie e delle loro aspettative. Nel tempo questa iperprotezione può creare quello che la Olievirio Ferraris chiama “dittatore domestico”, cioè figli che abitutati a essere seguiti, serviti e riveriti pretendono che il genitore soddisfi ogni loro capriccio. 
STILE AUTOREVOLE: si tratta di genitori che richiedono rispetto e stabiliscono regole adatte all’età, alle caratteristiche dei figli e quindi rispettabili. Questi genitori non sono invadenti e hanno bene in mente i bisogni e i desideri dei loro figli che si educano all’autonomia e all’imparare dai propri errori. I bambini di genitori autorevoli risultano in media i più capaci: hanno più fiducia in se stessi, sono socialmente responsabili, contenti, capaci di auto controllarsi, capaci di stare in mezzo agli altri e cooperare.
Per concludere è utile dire che, come sempre quando si cerca di categorizzare, vengono estremizzate le caratteristiche. Alcuni genitori, quindi, potrebbero ritrovarsi in più categorie perché la realtà non è solo fatta di bianchi e di neri…ma c’è tanto colore in mezzo. 

E tu…che genitore senti di essere?
Quali sono le maggiori difficoltà che incontri quotidianamente in questa difficile missione genitoriale?
Dott.ssa Laura Prada
BIBLIOGRAFIA:
·          Baumrind D. “Current pattern of parental authority”
·          Montessori M. “La scoperta del bambino”
·          Oliverio Ferraris A. “La forza d’animo”
·          Oliverio Ferraris A.; Togni M. “Genitori e figli: una questione di stile”

lunedì 29 aprile 2013

I nuovi CYBER REATI


La rete internet è una fonte di informazioni e di possibilità relazionali illimitate. Permette di rimanere in contatto con persone lontane, con famigliari, con amici.
I tanti aspetti positivi riguardano anche le informazioni che vi si possono trovare: la rete è immediata e sempre disponibile. Abbiamo già trattato il tema di internet insieme vedendo le diverse possibilità terapeutiche che la rete offre.  
In questo intervento ci dedicheremo invece alle nuove forme di reato a cui possiamo andare in contro noi, o i nostri bambini, legate allo sviluppo delle tecnologie ad ai comportamenti delinquenziali in rete: i CYBER REATI.

Oggi si parla infatti di CYBERBULLISMO, cioè di bullismo perpetrato tramite i nuovi mezzi di comunicazione. 
Il 23,6% degli adolescenti intervistati da Telefono Azzurro e Eurispes dichiara di aver trovato on-line pettegolezzi o falsità sul proprio conto. A 1 adolescente su 5 è capitato di trovare in internet proprie foto imbarazzanti.  Il video dell' indagine sulla condizione dell' infanzia ed adolescenza che troverete a questo link fornisce dati e numeri precisi a riguardo  
http://youtu.be/RFtk7ybMw0A

Un altro fenomeno in crescita tra i ragazzi - soprattutto di 16-18 anni - è il SEXTING, cioè l'invio di testi, immagini e video a sfondo sessuale. 
Il 12,3% degli adolescenti dichiara di aver inviato sms o mms a sfondo sessuale e il 25,9% di averli ricevuti, per lo più da amici, dal fidanzato/a e da estranei. 
Il fenomeno riguarda sia maschi che femmine e le motivazioni possono essere diverse: se un ragazzo su due non ci vede niente di male, quasi una ragazza su quattro lo fa perché gli è stato richiesto dal proprio ragazzo. a volte lo fa per vendetta o anche per guadagno se si chiede in cambio denaro.
Scattarsi una foto e inviarla ad altri è per lo più vissuto come un gioco: i ragazzi non sono consapevoli di scambiare materiale pedopornografico, che può arrivare nelle mani sbagliate, né tantomeno considerano gli effetti sulle persone ritratte. Tra i 16-18enni, 1 ragazzo su 10 si è trovato in pericolo dopo aver messo online la foto di se stesso nudo. 

Altro è il FLAMMING ovvero l'invio di messaggi ostili, denigratori e diffamatori che possono avere escalation fino ad una vera e propria "rissa virtuale". 

Queste azioni possono avere gravi conseguenze sui ragazzi: per chi le subisce a livello psicologico e sociale, per chi le perpetra a livello legale, in realtà esiste la responsabilità sussidiaria dei genitori per le condotte messe in atto dai figli, ma come si dice "i nodi tornano sempre al pettine".

Altra tipologia di cyber reato è il GROOMING: 
l' adescamento del minore tramite chat room. Il pedofilo della rete (GROOMER) comprende le debolezze ed i bisogni del minore e fa in modo di rispondervi per accattivarselo. I Groomer ricercano nelle chat room quei minori che esprimono sentimenti di rifiuto della famiglia, di incomprensione e solitudine ed isolamento sociale. Con questi creano un "noi" utilizzando spesso la frase " ti capisco" e creando una separazione tra il "noi" e "loro" che non ti comprendono finalizzati a creare un "rapporto" di amicizia e fiducia " a me queste cose le puoi dire, noi siamo uguali, io ti capisco".


Come aiutare i ragazzi ad usare le potenzialità della rete e non cadere invece nelle sue trappole?
Avere un rapporto di comunicazione con loro, porsi come figure autorevoli ma empatiche e pronte ad ascoltarli, i loro problemi non saranno complicati come i nostri ma non sminuiamo le loro sofferenze quotidiane.
Il genitore può inoltre applicare dei filtri e dei controlli per l'accesso a determinati siti internet ritenuti pericolosi e non adatti con il parental control.
E se abbiamo dei dubbi oppure vediamo in internet siti con contenuti dannosi per i nostri bambini possiamo sempre contattare la Polizia Postale che si occupa di violazioni e delinquenza perpetrata con le nuove tecnologie.    



dott.ssa Laura Tresoldi 


 





martedì 23 aprile 2013

La ricerca delle proprie origini, l'identità familiare. Almanya La Mia Famiglia Va In Germania -



Una famiglia alla ricerca delle proprie origini identitarie, generazioni a confronto,
dalla Turchia alla Germania e ritorno.
Chi si sente tedesco.... chi si sente turco... chi è confuso... 


 
...Una volta un saggio alla domanda "chi o che cosa siamo noi" ha risposto così:
siamo la somma di tutto quello che è successo prima di noi
di tutto quello che è accaduto davanti ai nostri occhi
di tutto quello che ci è stato fatto
siamo ogni persona, ogni cosa la cui esistenza ci abbia influenzato 
o che la nostra esistenza abbia influenzato
siamo tutto ciò che accade dopo che non esistiamo più
e ciò che non sarebbe accaduto se non fossimo mai esistiti

lunedì 15 aprile 2013

CORPI E ANIME FRAGILI: CAPIRE L'ANORESSIA





L’INIZIO
Di solito tutto incomincia con una dieta dimagrante per migliorare e controllare la propria immagine.
Si iniziano ad “evitare” ogni tanto certi alimenti: “Mah si posso rinunciare anche al pezzo di pane anche se la dieta lo prevede”; “Stasera i miei amici escono a mangiare una pizza..magari li raggiungo dopo così faccio con calma..e poi risparmio un bel po’ di calorie”, questi sono solo alcuni esempi..e alla fine il sapore del pane, della pasta o di un gelato non si ricordano più.
Non pesa la rinuncia perché è maggiore il piacere che deriva dal saper controllare un istinto (la fame) antico quanto l’uomo.
Gradualmente, piano piano come un “brutto male” che si diffonde, l’anoressia cambia la vita e cambia il modo in cui si percepisce la realtà: il corpo scarno viene percepito come “grasso”, le minime quantità di cibo introdotte come sufficienti, il malessere fisico e psichico si veste da iperattività e grande efficienza (anch’esse utili a consumare calorie).

ALTRI SINTOMI
Tipico è eccessivo esercizio fisico nel tentativo disperato di bruciare più calorie; frequente la tendenza a nascondere o a non ammettere di avere un problema con il cibo: si mente sulla quantità di alimenti consumata e si banalizzano o nascondono i sintomi ed i disturbi fisici derivanti dall'anoressia (ad es. scompaiono le mestruazioni: il corpo sa che, in quello stato, una gravidanza sarebbe troppo per cui compromette l’equilibrio ormonale), possono essere presenti condotte di esplulsione del cibo ingerito.
Si riscontra la tendenza, talvolta, a consumare acqua in elevate quantità per stimolare il senso di sazietà oppure a non assumere liquidi per non aumentare il peso corporeo; spesso è presente un comportamento compulsivo-ritualistico riguardo al cibo (tagliare le pietanze in pezzi piccolissimi e rigirarli nel piatto prima di mangiarli, cucinare piatti elaborati per i familiari senza assaggiare quanto preparato, raccogliere e catalogare le ricette).
Sono frequenti sintomi depressivi e, in alcuni soggetti, pensieri suicidari.
 
L’AUTOINGANNO
Ci si illude che cambiando il proprio corpo sia possibile cambiare anche la propria vita.
Il corpo diviene un mezzo attraverso cui esprimere un dolore interiore, un disagio che le parole non  possono comunicare.
L’autoinganno consiste nel pensare di poter aumentare il proprio senso di valore in quanto capaci di controllare la fame e il proprio corpo.
Esiste un convincimento alla base: quello di non “essere abbastanza”, di non “valere abbastanza”, di avere un qualche aspetto di “difettosità”; si cerca quindi di recuperare autostima sfidano la natura e il normale istinto di sopravvivenza che  spinge a nutrirsi.
Si crede di poter essere “più forti” e non ci si rende conto di quanto la fragilità dell’ anima sia scolpita nella fragilità del corpo.

LA CURA
L’aiuto psicologico individuale e familiare rappresentano percorsi di cura efficaci che favoriscono la comprensione delle cause  individuali e relazionali del disagio, ciò rappresenta un buon punto di partenza per l’individuazione di strategie terapeutiche utili alla promozione del cambiamento.
                       
                                        Dott.ssa Marzia Montinaro