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sabato 30 novembre 2013

Genitori 2.0 a Monza: come comunicano i figli oggi attraverso i social network.






Una serata-confronto con genitori di ragazzi della scuola secondaria e le modalità comunicative.

Facebook, WhatsApp, mail, Ask, ... come comunicano i ragazzi oggi?
Genitori e adulti: come comunicare con loro?

I pregi e le positività di internet, una rete che connette e unisce, 
una realtà quotidiana che permette di condividere le nostre esperienze. 


dott.ssa Laura Tresoldi 

mercoledì 11 settembre 2013

ESISTI SE APPARI. O come direbbe, forse simpaticamente, Cartesio: appari dunque sei, dunque esisti

 
 


Connettere la propria esistenza  ai vari social network: facebook, youTube, Twitter – solo per citarne qualcuno – è diventata una routine per la maggior parte delle persone, se poi si possiede anche uno smartphone, il rischio che questa smania di apparire esistenti porti alla tecno-dipendenza è altissimo. Questo nuovo modo di relazionarsi on line agli altri, di comunicare una potenziale e spesso illimitata disponibilità ad esserci ovunque se da un lato consente di ridurre la distanza con le persone a noi care e sedare il senso di solitudine, forse alla base di questa insaziabile sete di interazione e di tenersi informati, dall’altro comporta un pericoloso, quanto paradossale, risvolto della medaglia: relegare sullo sfondo, quasi fossero “di serie B”, le relazioni face to face. Lo sa bene Alex Haigh, un  ragazzo di  Melbourne che, infastidito dallo smodato uso del cellulare da parte dei suoi coetanei ha deciso di prendere posizione lanciando nel 2012, sul suo sito web, una campagna anti Phubbing. Questo termine, formato dalla contrazione tra phone (telefono) + snubbing (snobbare)  descrive l’atteggiamento di chi, pur in compagnia di qualcuno, lo ignora a favore del proprio dispositivo mobile (smartphone, tablet).  Un fenomeno quello dello stare “da soli insieme”  sempre più presente anche in famiglia,  come osserva,  la ricercatrice di scienze sociali, Sherry Turkle nel suo libro “Alone together” in cui scrive: “…oggi possiamo chiamare ‘famiglie post-familiari’ quelle i cui membri stanno ‘da soli insieme’, ognuno nella sua stanza, con il proprio computer o dispositivo mobile collegato in rete…”.
Quanto tempo ci assorbe questa attività di controllo dei social network? quanto ne veniamo fagocitati ma soprattutto quanto ne abbiamo consapevolezza? Ogni evento, pensiero, stato emotivo, esperienza, luogo visitato viene postato, condiviso, commentato, apprezzato o ignorato, whatsappato, twittato e l’istantaneità degli scambi comunicativi, unitamente al desiderio di onniscienza, inducono ad una iper connessione alla rete con un conseguente incremento di isolamento dal reale intorno sociale.  Impossibile pensarsi senza il proprio dispositivo mobile, ci si sentirebbe fortemente a disagio, un “pesce fuor d’acqua” – specie se in compagnia di chi lo possiede – se non addirittura intimorito. E’ stato di recente coniato il termine “nomofobia” – formato col suffisso –fobia e il prefisso inglese, abbreviato, di no-mobile – proprio per nominare la paura che invade chi, per assenza di segnale o per altre cause, teme di rimanere sconnesso dal contatto con la rete di telefonia mobile. Una condizione di isolamento e alienazione, benché non di paura, è chiaramente identificabile nel volto della protagonista di un filmato, dal titolo “I forgot my phone” [trad. ho dimenticato il cellulare] (di cui sotto), pubblicato il 22 agosto su You Tube. Per inciso, anche la regista del video sembra non contemplare l’eventualità che si possa non avere uno smartphone! Chissà quante volte sarà capitato, anche a chi legge, di subire questa spiacevole, quanto imbarazzante, sensazione di estraneità in compagnia di persone che paiono in “temporaneo stato di off” rispetto alla conversazione faccia a faccia,  in quanto impegnate,  ognuna col proprio cellulare, a chattare con altri virtuali. Difficile pensare di separarsene anche mentre si cammina o si attraversa la strada tanto che a New York si è pensato di segnalare ai pedoni la pericolosità di questa pratica con cartelli stradali appositi in cui vi è scritto: “Pay attention while walking. Your facebook status update can wait” [trad., Fate attenzione mentre camminate. Il vostro aggiornamento di stato su facebook può attendere].  Lo smartphone è ormai diventato “l’amico tascabile”onnipresente sia quando ci troviamo soli che quando siamo in compagnia; ci consente di mediare l’interazione con gli altri reali e funge da possibile “via di fuga” quando si desidera evitare l’imbarazzo di una pausa, di un silenzio durante una conversazione  o quando si è poco interessati al proprio interlocutore e ci si annoia, pur rischiando di apparire scortesi nei riguardi di chi ci siede accanto. Ma al di là dell’uso fuor di galateo che se ne può fare è il tempo eccessivo che si “investe” in tale attività a dare conto del livello della sua tossicità: tanto più si è persuasi di non potersene staccare, tanto meno si perverrà ad una sua gestione consapevole. La capacità di autoregolarsi negli eccessi implica uno sforzo di volontà, delle azioni tese verso ciò che merita valore come la cura di sé che non può prescindere dalla cura della qualità delle proprie relazioni significative: la nostra più grande risorsa! Prendiamone atto pur continuando a servirci dei vantaggi che la tecnologia ci offre.
Auguro a tutti una equilibrata e consapevole navigazione!
Dott.ssa Moira Melis

lunedì 29 aprile 2013

I nuovi CYBER REATI


La rete internet è una fonte di informazioni e di possibilità relazionali illimitate. Permette di rimanere in contatto con persone lontane, con famigliari, con amici.
I tanti aspetti positivi riguardano anche le informazioni che vi si possono trovare: la rete è immediata e sempre disponibile. Abbiamo già trattato il tema di internet insieme vedendo le diverse possibilità terapeutiche che la rete offre.  
In questo intervento ci dedicheremo invece alle nuove forme di reato a cui possiamo andare in contro noi, o i nostri bambini, legate allo sviluppo delle tecnologie ad ai comportamenti delinquenziali in rete: i CYBER REATI.

Oggi si parla infatti di CYBERBULLISMO, cioè di bullismo perpetrato tramite i nuovi mezzi di comunicazione. 
Il 23,6% degli adolescenti intervistati da Telefono Azzurro e Eurispes dichiara di aver trovato on-line pettegolezzi o falsità sul proprio conto. A 1 adolescente su 5 è capitato di trovare in internet proprie foto imbarazzanti.  Il video dell' indagine sulla condizione dell' infanzia ed adolescenza che troverete a questo link fornisce dati e numeri precisi a riguardo  
http://youtu.be/RFtk7ybMw0A

Un altro fenomeno in crescita tra i ragazzi - soprattutto di 16-18 anni - è il SEXTING, cioè l'invio di testi, immagini e video a sfondo sessuale. 
Il 12,3% degli adolescenti dichiara di aver inviato sms o mms a sfondo sessuale e il 25,9% di averli ricevuti, per lo più da amici, dal fidanzato/a e da estranei. 
Il fenomeno riguarda sia maschi che femmine e le motivazioni possono essere diverse: se un ragazzo su due non ci vede niente di male, quasi una ragazza su quattro lo fa perché gli è stato richiesto dal proprio ragazzo. a volte lo fa per vendetta o anche per guadagno se si chiede in cambio denaro.
Scattarsi una foto e inviarla ad altri è per lo più vissuto come un gioco: i ragazzi non sono consapevoli di scambiare materiale pedopornografico, che può arrivare nelle mani sbagliate, né tantomeno considerano gli effetti sulle persone ritratte. Tra i 16-18enni, 1 ragazzo su 10 si è trovato in pericolo dopo aver messo online la foto di se stesso nudo. 

Altro è il FLAMMING ovvero l'invio di messaggi ostili, denigratori e diffamatori che possono avere escalation fino ad una vera e propria "rissa virtuale". 

Queste azioni possono avere gravi conseguenze sui ragazzi: per chi le subisce a livello psicologico e sociale, per chi le perpetra a livello legale, in realtà esiste la responsabilità sussidiaria dei genitori per le condotte messe in atto dai figli, ma come si dice "i nodi tornano sempre al pettine".

Altra tipologia di cyber reato è il GROOMING: 
l' adescamento del minore tramite chat room. Il pedofilo della rete (GROOMER) comprende le debolezze ed i bisogni del minore e fa in modo di rispondervi per accattivarselo. I Groomer ricercano nelle chat room quei minori che esprimono sentimenti di rifiuto della famiglia, di incomprensione e solitudine ed isolamento sociale. Con questi creano un "noi" utilizzando spesso la frase " ti capisco" e creando una separazione tra il "noi" e "loro" che non ti comprendono finalizzati a creare un "rapporto" di amicizia e fiducia " a me queste cose le puoi dire, noi siamo uguali, io ti capisco".


Come aiutare i ragazzi ad usare le potenzialità della rete e non cadere invece nelle sue trappole?
Avere un rapporto di comunicazione con loro, porsi come figure autorevoli ma empatiche e pronte ad ascoltarli, i loro problemi non saranno complicati come i nostri ma non sminuiamo le loro sofferenze quotidiane.
Il genitore può inoltre applicare dei filtri e dei controlli per l'accesso a determinati siti internet ritenuti pericolosi e non adatti con il parental control.
E se abbiamo dei dubbi oppure vediamo in internet siti con contenuti dannosi per i nostri bambini possiamo sempre contattare la Polizia Postale che si occupa di violazioni e delinquenza perpetrata con le nuove tecnologie.    



dott.ssa Laura Tresoldi 


 





lunedì 11 febbraio 2013

NUOVI REATI: CYBERSTALKING


Prima di affrontare la questione del Cyberstalking, è opportuno indicare una definizione dei reati informatici, chiamati anche Computer Crimes. I reati informatici possono essere definiti come l’abuso dei moderni sistemi di tecnologia informatica o “qualunque comportamento criminoso nel quale il computer è coinvolto come mezzo o come oggetto dell’azione delittuosa”.

Si vengono così a creare una serie di situazioni estreme in cui l’utilizzo del pc, da strumento appartenente alla nostra quotidianità, diventa un mezzo pericoloso. Questo principalmente per via dell’anonimato garantito nel momento in cui un individuo decida di utilizzare un computer per svolgere un qualsiasi tipo di attività. L’anonimato, insieme alla facilità di accesso ad una rete internet ha contribuito all’insorgere e allo svilupparsi di fenomeni prima sconosciuti ma che oggi rappresentano azioni immorali.

Cyberstalking è il nome con cui si identifica lo stalking online. Il termine denota l'uso della tecnologia, in particolare di internet, per molestare una persona. Fra le caratteristiche comuni vi sono false accuse, monitoraggio, minacce, furto di identità e distruzione o manipolazione di dati. Il cyberstalking include anche lo sfruttamento di minori, a fini sessuali o di altro genere.

Le molestie possono assumere varie forme, ma il fattore caratterizzante è costituito dal fatto che sono indesiderate, ripetute, spesso ossessive e solitamente illegali. Inoltre sono premeditate e spesso meticolosamente studiate.

 I cyberstalker usano e-mail, social network, blog, siti web, messaggi istantanei, telefonate e altri dispositivi di comunicazione per compiere atti di stalking che possono assumere la forma di molestie sessuali, contatti inappropriati o semplicemente attenzione molesta nei confronti della vita e delle attività di una persona e dei suoi familiari. I cyberstalker hanno intenti diffamatori e di danneggiamento della reputazione della vittima, spesso sono intenzionati  a spaventare la loro preda. Recenti studi rilevano come gli autori di questa tipologia di reato siano caratterizzati da aspetti di “freddezza”, abbiano tratti di personalità ossessivi, manchino di empatia e siano poco rispettosi verso l’altro. Il cyberstalker corrisponde principalmente al profilo del predatore che può attendere pazientemente connesso alla rete, frequentemente partecipa a chat o forum per entrare in contatto con la potenziale vittima; può perseguitare una particolare persona e può essere in contatto diretto con essa ma può anche essere una vittima sconosciuta.

Le conseguenze psicologiche che queste forme di molestie hanno sulla vittima vengono spesso sottovalutate, poiché il primo passo per rispondere ad una minaccia è conoscere la minaccia stessa e la fonte da cui proviene per sapere DA CHI DIFENDERSI, prima che sapere con cosa difendersi. Il cyberstalking può risultare estremamente intimidatorio; può distruggere amicizie, stima, carriere,  la propria immagine  personale e la fiducia in sè. Se associato allo stalking reale può anche mettere in serio pericolo l’incolumità della persona vessata. Le vittime di violenze domestiche sono spesso vittime di cyberstalking. E’ necessario  essere consapevoli che la tecnologia può facilitare queste situazioni. I software spyware, possono essere utilizzati per controllare tutto ciò che accade sul computer o sul cellulare di qualcuno, fornendo ai cyberstalker un incredibile potere e informazioni vitali, così come le pagine personali dei social network non coperte dalle impostazioni di privacy.

COME DIFENDERSI

·         Chi possiede un profilo Facebook e/o Twitter dovrà prestare attenzione alle impostazioni privacy messe a disposizione dal gestore: avere un profilo aperto permette a chiunque di raccogliere informazioni sulla nostra vita.

·         Se possibile usare nei forum o nelle chat dei nickname. Non concedere una “confidenza virtuale” a persone che non si ha la certezza di conoscere.

·         Praticare una buona gestione delle password. E’ consigliato che siano alfanumeriche ed è bene non condividerle con nessuno e cambiarle frequentemente.

·         Nel caso in cui ci si renda conto di essere molestati virtualmente bisogna memorizzare ora, luogo e ogni forma di contatto o di messaggio che viene inviato. Se è possibile fare delle stampe al fine di creare una sorta di diario che contenga tutte le informazioni  che saranno poi utili per provare la persecuzione virtuale.

·         Utilizzare i programmi di software per la sicurezza esistenti in commercio per impedire a qualcuno di introdurre spyware nel tuo computer. Controlla l'app store dei tuoi dispositivi mobili per vedere qual è il software per la sicurezza disponibile.

·         Denunciare i fatti, non fare finta di niente credendo che il cyberstalker cesserà il suo comportamento, poichè spesso e volentieri maggiore sarà l’indifferenza nei suoi confronti maggiori saranno i metodi che userà per attirare l’attenzione con l’intento di creare un contatto.

·         Per avere maggiori informazioni è possibile consultare il sito della Polizia Postale
Dott.ssa Marta Villa

Bibliografia

Chacon Medina,  “A new face of internet: the cyberstalking”