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martedì 28 febbraio 2012

Un foglio di emozioni

Un foglio di emozioni
E' notizia dei giorni passati che i bambini della scuola materna che ha ospitato i naufraghi nell'Isola del Giglio hanno rappresentato graficamente la tragedia. Nei loro disegni non si vedono nè morti nè paura, quasi come se fosse un evento fantastico, immaginario, una fiaba. Rappresentano l'accaduto così come lo hanno vissuto, in modo diverso a seconda dell'età e delle esperienze di vita pregresse che li caratterizzano. C'è chi disegna la nave come una balena con la bocca spalancata, chi come un grosso rettangolo in mezzo al mare, chi disegna figure umane nel vuoto del foglio bianco, chi semplicemente scarabocchia.
Sono diversi gli esempi di come questi bambini hanno visto, vissuto e interpretato la tragedi, tutti però ugualmente autentici e veri.
Da un punto di vista più generale, attraverso il disegno i bambini sono in grado di dare voce a ciò che non riescono ad esprimere con le parole, per timidezza, rabbia, a volte paura. Sperimentano emozioni e vissuti, concretizzando il loro mondo interiore e connotandolo di colori, forme, tratti, per renderlo comprensibile e forse anche accettabile a se stessi, e poi agli altri. Dare loro l'opportunità di raccontarlo permette di rendere esplicite le emozioni e le sensazioni che hanno portato a crearlo, evitando che venga dimenticato, e di scindere il vissuto dalla rappresentazione grafica, quasi come se potessero sperimentare un realtà diversa, dove tutto è possibile e dove tutto non è come sembra, perchè filtrato dalla loro ingenuità. Il disegno è quindi un modo alternativo e forse il più autentico per un bambino di raccontare la realtà, vista con i suoi occhi.

Dott.ssa Marianna Ge

lunedì 27 febbraio 2012

domenica 26 febbraio 2012

DONNE E SESSUALITA’

 

IL DISTURBO DELL’ORGASMO FEMMINILE

In questo articolo, che non ha la pretesa di essere esaustivo, cercheremo di fare un breve viaggio nell’ esperienza femminile dell’orgasmo cercando di soffermarci sugli elementi di problematicità che possono,talvolta, ostacolare la possibilità di sperimentarlo.
In un nostro prossimo contributo esploreremo lo stesso tema dal punto di vista maschile.

Partiamo col dire che l’orgasmo rappresenta, per entrambi i sessi, il culmine del piacere sessuale che si traduce in uno stato alterato di coscienza che dura pochi secondi;  esso è generato da una concomitanza di aspetti neurofisiologici e psicologici sia nell’uomo che nella donna.

LA PAROLA ALLE DONNE….
Gli aspetti psicologici connessi all’orgasmo sembrano avere una certa rilevanza soprattutto nella donna che è fortemente condizionata da aspetti di carattere emotivo e soggettivo.
Molte donne non sanno che ognuna può avere tempi e modi diversi per raggiungere l’esperienza orgasmica; in alcuni casi basta rendersi conto che si ha bisogno di una stimolazione più prolungata e più capace di corrispondere ai gusti e alle preferenze personali che, inoltre, è molto utile condividere col partner.  
Sono tante le donne giovani che lamentano questa problematica  e ciò potrebbe essere in parte dovuto al fatto che la “capacità” orgasmica tende ad aumentare proporzionalmente all’esperienza sessuale. “Quando una donna impara come raggiungere l’orgasmo è raro che perda questa capacità, a meno che intervengano una scarsa comunicazione sessuale, un conflitto relazionale, un’esperienza traumatica (es.stupro), un disturbo dell’Umore o una condizione medica generale” (DSM IV-TR,2000).
Per molte donne l’assenza o la fatica nel raggiungimento dell’orgasmo rappresenta un problema che le fa sentire inadeguate come donne e come partner sessuali, tanto che spesso la vita di coppia né è in qualche modo compromessa; d’altra parte va però aggiunto che in alcuni casi le donne riferiscono rapporti sessuali soddisfacenti senza raggiungere l’orgasmo e senza che ciò generi malessere sia a livello personale che col partner (Meston et al., 1998).
Alcune donne riferiscono di riuscire a sperimentare l’orgasmo, ma non attarverso la penetrazione.
La casistica può essere davvero ampia e non dobbiamo mai dimenticare che la sessualità è un ambito della vita in cui è possibile un’estrema libertà, e che ciò che genera disagio ad una donna o ad una coppia, può non rappresentare un problema per altre donne o altre coppie.
La sessualità è un dialogo che la coppia co-cotruisce, è un linguaggio intimo e privato che sarà diverso in ogni relazione, e anche all’interno nella stessa coppia può conoscere momenti e sfumature differenti.
LA PAROLA AGLI ESPERTI….
Se da una parte è verò che la casistica è ampia e le situazioni sono diverse e vengono valutate nella loro “unicità” è vero anche che gli specialisti usano criteri specifici, utili a formulare una diagnosi che, a sua volta, suggerisce un intervento adeguato. Nello specifico si può parlare di disturbo dell’orgasmo femminile in presenza di un “persistente o ricorrente ritardo o assenza dell’orgasmo dopo una fase normale di eccitazione sessuale. Le donne mostrano un’ampia variabilità nel tipo o nell’intensità della stimolazione che induce l’orgasmo. La diagnosi di disturbo dell’orgasmo femminile dovrebbe basarsi sulla valutazione del clinico che la capacità di orgasmo della donna sia minore di quanto ci si aspetterebbe per età, esperienza sessuale, e adeguatezza della stimolazione sessuale ricevuta” (DSM IV-TR, 2000). Inoltre per poter fare questo genere di diagnosi è necessario che l’anomalia generi un notevole disagio o difficoltà interpersonali ed è fondamentale escludere che il problema sia dovuto ad un altro disturbo clinico, agli effetti di sostanze (droghe-farmaci) o ad una condizione medica generale.
Inoltre come per tutti i disturbi sessuologici nell’uomo o nella donna, anche per i disturbi dell’orgasmo possono  dirsi “situazionali” quando si presentano solo in certe situazioni o al contrario “generalizzati” quando si verificano in ogni circostanza.  Quando la difficoltà si manifesta solo in alcune situazioni può essere anche presente una concomitante difficoltà nella fase di eccitazione o del desiderio.
 Il disturbo può inoltre essere definito “primario” quando non si è mai provato l’orgasmo nella vita, oppure “secondario” quando la difficoltà  si verifica dopo un periodo di “normalità”.
L’orgasmo è l’esperienza per antonomasia, in cui si perde il controllo e la lucidità e si sperimenta un vissuto di completo abbandono che non sempre ci si concede o si riesce a sperimentare e ciò può dipendere da tanti motivi che possono essere: medici, psicologici individuali e/o relazionali oppure si può trattare di un’insieme di motivi medici e psicologici combinati.
Prenderemo soprattuto in considerazione aspetti psicologici individuali e relazionali.
Dai dati presenti in letteratura emerge che spesso si riscontra in donne con difficoltà a raggiungere l’orgasmo, una certa tendenza all’ipercritica rivolta a se stesse associata ad un forte bisogno di tenere tutto sotto controllo, questo mix di aspetti può portare a sperimentare lo “SPECTORING”, ossia la tendenza a faticare a lasciarsi completamente andare nell’intimità perché concentrate ad auto-osservarsi (come se si fosse spettatrici più che protagoniste dell’esperienza stessa), si può riscontrare inoltre una personalità con tratti dipendenti, una sorta di fatica nell’espressione delle emozioni e una certa dose di ansia. Il disturbo dell’Orgasmo femminile può compromettere l’immagine corporea, l’autostima, o la soddisfazione delle relazioni (DSM IV-TR, 2000).
Spesso influiscono aspetti relazionali: una scarsa comunicazione sulla sessualità all’interno della coppia può essere correlata alla difficoltà a raggiungere l’orgasmo, frequantemente si riscontrano difficoltà relazionali all’interno della coppia, scarsa fiducia nel partner, lotte di potere interne alla coppia.
COSA FARE
Come per qualsiasi disfunzione sessuale è sempre consigliato escludere primariamente  problematiche di carattere  medico pertanto si invita a rivolgersi ad uno specialista per una prima valutazione.
Una volta escluse o individuate problematiche di carattere fisico l’aiuto di un esperto in sessuologia può aiutare ad affrontare la problematica e a ritrovare la serenità personale e relazionale, in base infatti alla specifica situazione il clinico indicherà il tipo di intervento più adatto.

Dott.ssa Marzia Montinaro 

BIBLIOGRAFIA
- “L’ approccio integrato in sessuologia clinica”, a cura di C. Simonelli- FrancoAngeli, Milano, 2006.
- “Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali–DSM IV-TR”, Masson (2000).
- “Nuove terapie sessuali”, H.S. Kaplan, Studi Bompiani, Milano, 1976.
- “Socially desirable responding and sexuality self-reports”, The Journal of Sex Research, 35: 148-157- Meston C.M, Heiman J.R., Trapnell P.D., Paulhus D.L.; 1998.

venerdì 24 febbraio 2012

I VOSTRI COMMENTI

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PSICOPENSIERI

LETTERE E NUMERI BIRICCHINI

LETTERE E NUMERI BIRICCHINI
I DISTURBI SPECIFICI DELL'APPRENDIMENTO IN ETÀ EVOLUTIVA (DSA)
Denominati come Dislessia, Disgrafia, Disortografia, Discalculia, i disturbi dell'apprendimento sono sottesi da specifiche disfunzioni neurolopsicologiche isolate o combinate e sono ereditari. Essi hanno un'incidenza del 3-5%, che sale al 15-16% se si parla di difficoltà scolastiche.
Si può porre diagnosi di DSA quando, a test standardizzati di scrittura, lettura, calcolo, il bambino legge, scrive, utilizza i numeri non come ci si aspetterebbe per la sua età e solo se il livello intellettivo è nei limiti (Q.I. = 85 o più)
Nel DSM IV sono inseriti nell'Asse I come Disturbi della Lettura, dell'Espressione Scritta e del Calcolo.

LA DIAGNOSI:
La diagnosi viene posta alla fine del II anno della scuola primaria per la Dislessia, Disortografia, Disgrafia, mentre al termine del III anno della scuola primaria per la Discalculia. Già alla fine del I° anno della scuola primaria, tuttavia, profili funzionali compromessi e presenza di altri specifici indicatori diagnostici (ritardo del linguaggio e anamnesi familiare positiva per DSA) possono anticipare i termini della formulazione diagnostica.

QUALI SONO?

DISLESSIA: è una difficoltà che riguarda la capacità di leggere e scrivere in modo corretto e fluente.
DISGRAFIA: è caratterizzata dalla difficoltà a riprodurre segni alfabetici e numerici e infine riguarda esclusivamente il grafismo può essere legata ad un quadro di disprassia, può essere secondaria ad una lateralizzazione incompleta-
DISORTOGRAFIA:è la difficoltà a tradurre correttamente i suoni che compongono le parole in simboli grafici. I sintomi della disortografia possono essere omissioni di grafemi o parti di parola (es. pote per ponte o camica per camicia), sostituzioni di grafemi (es. vaccia per faccia; parde per parte), inversioni di grafemi (es. il per li; spicologia per psicologia).
DISCALCULIA:è il disturbo di riconoscimento e denominazione dei simboli numerici,  scrittura dei numeri, associazione del simbolo numerico alla quantità corrispondente, numerazione in ordine crescente e decrescente, risoluzione di situazioni problematiche.

COSA FARE?

Dopo aver somministrato i test i neuropsichiatri o psicologi esperti devono redigere una diagnosi approfondita, indicare la possibilità dell'utilizzo di strumenti compensativi e facilitativi (uso della calcolatrice, tavole pitagoriche,verifiche orali…), comunicare con la scuola per creare una rete di condivisione di obiettivi, se il bambino è nel primo ciclo della scuola primaria si consiglia una terapia logopedica o una terapia neuropsicologica. L'ambiente, soprattutto quello familiare, deve appoggiare il bambino, aiutandolo nelle strategie di compenso e nella costruzione di un'immagine positiva di sé.

Dott.ssa Arianna Borchia

giovedì 23 febbraio 2012

Cavalli che curano


Cavalli che curano


Paul Gauguin. Il cavallo bianco - 1898

“Ah quella piccola emozione che si rinnova
quando mi avvicino a un cavallo e
si incrociano i nostri sguardi!
Lui sospira, io accarezzo il velluto delle sue narici
E il cuore batte”.

B.Mols

 


Il cavallo nella nostra cultura possiede una forte carica simbolica: è un animale affascinante, forte e libero, nell’immaginario collettivo esprime la rappresentazione stessa dell’energia vitale e istintuale.

Dal punto di vista psicanalitico, Jung ne rileva il principio femminile materno rappresentato nella mitologia greca dalle divinità della creazione, della fecondità e dell'abbondanza, a cui il cavallo è legato, ma pure l’ aspetto simbolico maschile della forza fisica, per il quale il cavallo è rappresentante primario dello slancio biologico e naturale che attiene la sfera istintiva ed inconscia, non sprovvisto di una certa aggressività.

Si può capire, quindi, come nell’attività equestre intervengano sempre elementi proiettivi, identificatori anche liberatori, difficilmente esprimibili in altri contesti.

La terapia con il cavallo riproduce un’esperienza precoce della vita del soggetto, il rapporto contenitivo madre – bambino, riproponendo un ambiente materno accogliente e “sufficientemente buono” (Winnicott); in questa condizione di simbiosi, in virtù del passo regolare e costante dell’animale che determina il tipico dondolamento e cullamento, vediamo il soggetto passare da una situazione di chiusura, ripiegato su se stesso in un desiderio di sicurezza e protezione dalle aggressioni esterne, ad una vera e propria apertura.

L’effetto terapeutico della riabilitazione equestre si basa sul particolare rapporto che si instaura tra il soggetto ed il cavallo, fondato su un linguaggio prettamente motorio, ricco di sensazioni piacevoli e rassicuranti, estremamente coinvolgenti sotto il profilo emotivo. Fino dalle fasi iniziali, a terra, la conoscenza dell’animale e del suo ambiente, la sua cura, contribuiscono ad instaurare senso di fiducia e di sicurezza, che troveranno ancora maggiore stimolazione nella fase successiva del montare a cavallo. L’assetto specifico del montare a cavallo rappresenta una vera e propria correzione globale della postura e in special modo il movimento ritmato ed oscillatorio tipico del cavallo determina sul paziente una molteplicità di stimoli sensoriali e sensitivi, che interessano il bacino, con stimolazione dei sistemi di equilibrio e dei meccanismi di raddrizzamento e di coordinazione. Nel progredire del percorso riabilitativo, ove questo sia possibile, aumenta la capacità di progettare ed organizzare il movimento (conoscenza spazio-tempo), il controllo della propria emotività, il sentimento di fiducia e di autostima, l’inserimento sociale.

In campo psichiatrico, la Terapia con il cavallo trova una sua applicazione in quelle psicopatologie che comportano disturbi in varie aree quali: funzioni senso-motorie, capacità comunicative, contenimento degli impulsi, sviluppo emotivo e adattamento sociale. In particolare può essere applicata nei disturbi psicotici e schizofrenici, nei disturbi dello spettro autistico, nel ritardo mentale, nei disturbi dell’alimentazione e nella depressione.

“Nella patologia psicotica le emozioni fondamentali, le sensazioni di panico, sono congelate nelle facce, nei corpi, nei movimenti dei pazienti, così come è congelato il loro assetto psichico: immagini, idee, fantasie. Lavorare alle possibilità di trasformazione di vissuti corporei permette il passaggio da un corpo, sentito come estraneo, potenzialmente ostile, pieno di sensazioni e di oggetti negativi e pericolosi, a un corpo sperimentato come amico, ma soprattutto come proprio, nell’ottica simbolica di un cammino terapeutico dall’isolamento a una progressiva relazionalità.” (Frascarelli M., Citterio D.N. 2001).

Dott.ssa Elena Martinalli