"Trovarsi insieme è un inizio, restare insieme un progresso…lavorare insieme un successo." (Henry Ford)
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Con questo blog vorremmo informare e diffondere contenuti di carattere psicologico che possano essere spunto di confronto e condivisione di esperienze e opinioni, pertanto siete tutti invitati ad offrire il vostro prezioso contributo attraverso commenti e suggerimenti.
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martedì 26 agosto 2014
domenica 29 giugno 2014
Elogio alla follia - Geri's Game
La fantasia è una difesa che protegge dall'orrore della realtà creando un mondo interiore e caldo quando il mondo esteriore è glaciale e doloroso. Quando la finzione riesce ad agire sui fatti, la realtà ne esce poetizzata. Ma quando l'allontanamento dalla realtà è eccessivo, la fantasia può diventare delirio logico o mitomania.
B. Cyrulnik
Geri è un simpatico vecchietto che ama giocare a scacchi, pur da solo. Contrasta il penoso senso di solitudine che vive, facendo ricorso alle risorse interiori di cui dispone: vitalità, creatività e senso dell'umorismo. Vince la sua sfida con la solitudine almeno nel momento in cui si dedica, con passione, al gioco col suo alter ego. E' uno spazio immaginario e salvifico quello che Geri offre a sé stesso per staccare temporaneamente la spina da una realtà forse monotona, forse drammaticamente vuota, triste e solitaria. Questa parentesi dalla realtà, diventa un luogo altro in cui liberare tutta la vitalità e l'entusiasmo per i piaceri della vita che sente esplodergli nel petto e ai quali non intende rinunciare. Elabora un modo positivo e creativo di gestire il tempo e investire le sue energie. Vogliamo chiamare follia il tentativo di difendersi dalla solitudine, concedendosi una bizzarra partita a scacchi prima di riprendere contatto con una presumibile desolata realtà? La celebre frase di Steve Jobs: "siate affamati, siate folli", in fondo è un'esortazione a non arrendersi di fronte alle sofferenze che la vita riserva: finché c'è vita, questa va vissuta sapendo giocare tutte le pedine che si hanno a disposizione, come Geri ci insegna.
...Io preferisco chiamarla resilienza, la capacità di saper reagire con vigore alle sofferenze, sfidando le proprie possibilità di renderle quantomeno sopportabili.
Buona visione!
Dott.ssa Moira Melis
martedì 13 maggio 2014
COME COMPORTARSI IN CASO DI STALKING?
Stalking o
sindrome del molestatore
1) Cosa devo
fare se il mio ex marito/moglie, compagno/a, fidanzato/a si ostina a farmi
telefonate assillanti, a pedinarmi e a molestarmi per ricominciare la
relazione?
Se un vostro
ex cerca con i suoi comportamenti assillanti di riprendere una relazione, da
voi non più desiderata, nonostante abbiate manifestato con decisione la volontà
di interromperla e tali comportamenti quali ad esempio telefonale, sms,
pedinamenti, minacce, percosse, lesioni, etc. vengono ripetuti, ovvero durano
nel tempo nonostante la volontà da parte vostra di interrompere la relazione, e
cagionano in voi uno stato di ansia o di paura tali da ingenerare un fondato
timore per la vostra incolumità o per quella di un vostro caro, o comunque vi
costringono a cambiare le vostre abitudini di vita, è ravvisabile il reato di
atti persecutori di cui voi siete vittima. A questo punto avete la facoltà di
recarvi presso un Comando Arma dei Carabinieri o Ufficio di Polizia, al fine di
presentare querela o richiedere l'ammonimento del soggetto autore di tali
comportamenti persecutori.
2) Quali
sono i comportamenti che costituiscono condotte persecutorie?
I
comportamenti persecutori sono definiti come "un insieme di condotte
oppressive, sotto forma di minacce, molestie, atti lesivi continuati che
inducono nella persona che le subisce un disagio psichico e fisico e un
ragionevole senso di timore".
Quindi, non sono tanto le singole condotte ad essere considerate persecutorie, ma piuttosto è la modalità ripetuta nel tempo, contro la volontà della vittima, che riassume in sé il principale significato delle condotte persecutorie.
Quindi, non sono tanto le singole condotte ad essere considerate persecutorie, ma piuttosto è la modalità ripetuta nel tempo, contro la volontà della vittima, che riassume in sé il principale significato delle condotte persecutorie.
3) Il reato
di atti persecutori può essere commesso soltanto da chi ha intrattenuto una
relazione sentimentale/affettiva con la vittima?
Assolutamente
no. Il reato può essere commesso da chiunque (uomo o donna) ponga in essere una
condotta persecutoria nei confronti di un qualunque soggetto per motivi
diversi.
4) Cosa
prevede il reato di atti persecutori di cui tratta il nuovo articolo 612 bis
del Codice Penale?
L'articolo
612 bis del Codice Penale "atti persecutori" prevede che:
"Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.
La pena è aumentala fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio del 1992, n. 104, ovvero con armi, o da persona travisata.
Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi.
Si procede tuttavia d'ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 1 febbraio 1992, n. 104, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d'ufficio".
"Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.
La pena è aumentala fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio del 1992, n. 104, ovvero con armi, o da persona travisata.
Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi.
Si procede tuttavia d'ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 1 febbraio 1992, n. 104, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d'ufficio".
5) Cosa vuol
dire che il reato è punito a querela della persona offesa?
Vuol dire
che la persona che subisce la condotta di "atti persecutori" ha
facoltà di presentare querela, con cui esprime la volontà di voler perseguire e
punire penalmente l'autore del comportamento persecutorio.
6) Che cos'è
la querela?
E' lo
strumento di legge con cui si può richiedere la punizione del colpevole di un
reato verso il quale non deve procedere direttamente l'Autorità Giudiziaria.
7) Entro
quanto tempo dopo aver subito atti persecutori posso presentare la querela e
chiedere la punizione del colpevole?
Sei mesi.
8) Una volta
presentata all'Autorità Giudiziaria, posso ritirare la querela?
Sì è
possibile ritirare la querela se la persona querelata accetta. La querela può
essere ritirata fino a che non inizi il processo.
9) Cosa si
intende per procedibilità d'ufficio?
Le forze di
polizia che vengono a conoscenza di un reato denunciato che prevede la
procedibilità d'ufficio, iniziano le indagini autonomamente e procedono nei
confronti del colpevole anche in assenza di querela.
10) Mia
figlia minorenne subisce atti persecutori, come mi devo comportare?
Se il
proprio figlio minore è vittima di atti persecutori, è nella facoltà del
genitore denunciare i fatti alle Forze di Polizia.
11) Ci sono
altri modi con i quali le vittime possono richiedere l'intervento delle Forze
di Polizia in assenza di querela?
Sì, facendo
richiesta di ammonimento nei confronti dell'autore dei comportamenti
persecutori. Infatti l'articolo 8 del Decreto Legge 23 febbraio 2009 e
successive modifiche prevede che la persona che si ritiene vittima di atti
persecutori, e che non ha ancora presentato formale querela, possa avanzare la
richiesta di ammonimento nei confronti del molestatore.
12) Cos'è l'ammonimento?
12) Cos'è l'ammonimento?
L'ammonimento
è un provvedimento amministrativo (e non penale) di competenza del Questore che
su richiesta della persona che ritiene di essere vittima di comportamenti
persecutori, dopo aver valutato i fatti e se ritiene motivata la richiesta
anche sulla base delle informazioni raccolte dagli organi investigativi,
ammonisce il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento
invitandolo ad interrompere il comportamento persecutorio nei confronti della
vittima.
13) Come si
fa a richiedere l'ammonimento?
La vittima
che intende presentare proposta di ammonimento rappresenta i fatti presso il
più vicino Comando Arma/Ufficio di Polizia e chiede, tramite questi ultimi, al
Questore, l'ammonimento dell'individuo che la stessa indica come autore dei
comportamenti persecutori.
14) Cosa
accade al soggetto che, ammonito dal Questore, continua il suo comportamento
persecutorio?
Se l'autore
dei comportamenti persecutori, nonostante l'ammonimento, continua la sua azione
e la vittima lo riferisce alle Autorità competenti, questi verrà perseguito
penalmente senza la necessità che la vittima presenti querela.
15) Sono
previste ulteriori misure a tutela della vittima di atti persecutori quando
l'autore del reato non viene arrestato e continua a porre in essere la
condotta?
Sì. E'
prevista la custodia cautelare in carcere che è una delle misure che il Giudice
può disporre nei confronti dell'autore di un reato grave. Inoltre, il Decreto
Legge 23 febbraio 2009 e successive modifiche ha introdotto l'articolo 282-ter
del Codice di Procedura Penale con il quale il Giudice può disporre il
provvedimento del "divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla
persona offesa". Tale provvedimento prevede che il giudice ordini
all'autore di non avvicinarsi a luoghi determinati, abitualmente frequentati
dalla vittima. Si evidenzia, altresì, che qualora sussistano ulteriori esigenze
di tutela, il giudice può ordinare all'autore di non avvicinarsi a luoghi
determinati, abitualmente frequentati dai parenti della vittima, dai conviventi
o comunque da persone legate da relazione affettiva ovvero di mantenere una
determinata distanza da tali luoghi o da tali persone, il giudice può, inoltre,
vietare all'autore di comunicare, attraverso qualsiasi mezzo, con le dette
persone o quando la frequentazione dei luoghi con queste sia necessaria per
motivi di lavoro ovvero per esigenze abitative, il giudice ne ordina le
modalità e può imporre limitazioni.
16) La
persona offesa viene messa a conoscenza delle eventuali limitazioni imposte dal
giudice all'autore del reato?
Con la
stessa legge 38/2009 è stato introdotto anche l'art. 282-quater del codice di
procedura penale che prevede l'obbligo da parte dell'Autorità Giudiziaria di
comunicare i provvedimenti adottati ai sensi dell'art. 282-ter del codice di
procedura penale (divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona
offesa), all'autorità di pubblica sicurezza competente, ai fini dell'eventuale
adozione dei provvedimenti in materia di armi e munizioni ed inoltre di darne
comunicazione alla stessa parte offesa e ai servizi socio-assistenziali del
territorio.
17) Se ho
subito percosse o lesioni, prima di presentare querela, devo ricorrere
necessariamente alle cure mediche?
Se avete subito un comportamento persecutorio dal quale sono state provocate delle lesioni o percosse, è sempre consigliabile prima di presentarsi presso l'Autorità, recarsi presso un Pronto Soccorso o altra struttura sanitaria per essere sottoposti alle cure necessarie. Nell'occasione i medici intervenuti compileranno un certificato (referto) che attesta il motivo dell'intervento sanitario e le condizioni di salute riscontrate. In alcune circostanze il medico, che ha compilato il referto, può darne diretta comunicazione all'Autorità Giudiziaria.
Se avete subito un comportamento persecutorio dal quale sono state provocate delle lesioni o percosse, è sempre consigliabile prima di presentarsi presso l'Autorità, recarsi presso un Pronto Soccorso o altra struttura sanitaria per essere sottoposti alle cure necessarie. Nell'occasione i medici intervenuti compileranno un certificato (referto) che attesta il motivo dell'intervento sanitario e le condizioni di salute riscontrate. In alcune circostanze il medico, che ha compilato il referto, può darne diretta comunicazione all'Autorità Giudiziaria.
18) Quali
sono gli aspetti utili da evidenziare in una querelaa per atti persecutori al
fine di rendere più semplice l'operato delle Forze di Polizia ?
Occorre
esporre alle Forze di Polizia i fatti sempre nella maniera più chiara e
particolareggiata possibile cercando di ricordare con esattezza la successione
degli eventi, avendo cura, in caso di molestie telefoniche, di registrare le
chiamate (anche quelle mute). Anche nel caso in cui non riusciate a registrare
le telefonate, esistono comunque dei metodi per risalire all'autore delle
telefonate. Inoltre è consigliabile tenere un diario per riportare e poter
ricordare gli eventi più importanti che potrebbero risultare utili in caso di
denuncia, ovvero raccogliere più dati possibili sui fastidi subiti, come ad
esempio, conservare eventuali lettere o e-mail a contenuto offensivo o
intimidatorio.
19) Se
ricevo molestie telefoniche assillanti anche solo per mezzo di telefonate
anonime come mi devo comportare?
Pur
rimanendo in vigore il reato di molestie telefoniche, solo qualora queste
diventassero assillanti, si potrebbe configurare il reato di atti persecutori.
In entrambi i casi è necessario che la vittima delle telefonate ricevute sia su
telefono fisso che su telefono cellulare annoti il giorno e l'ora delle
telefonate e comunque non cancelli i dati dalla memoria degli apparecchi
telefonici. Stesso consiglio vale per SMS ed MMS ricevuti. E' opportuno poi
riferire tali informazioni necessarie per le indagini in sede di denuncia.
Giova far presente che qualora la persona vittima di questi comportamenti non
riesca, a causa dello stato d'animo vissuto, ad annotare con precisione il
giorno, l'ora, il numero, questo non deve scoraggiare le vittime perché si può
risalire all'autore mediante l'analisi dei tabulati telefonici.
20) C'è un numero di telefono a cui le vittime di atti persecutori possono rivolgersi in caso di richiesta di aiuto?
Presso il Dipartimento per le Pari Opportunità è stato istituito un numero di pubblica utilità nazionale 1522 (gratuito), un servizio pubblico pensato per fornire ascolto e sostegno alle donne vittime di violenza.
Il numero è attivo 24 ore su 24 per tutti i giorni dell'anno ed è accessibile dall'intero territorio nazionale gratuitamente, sia da rete fissa che mobile, con un'accoglienza disponibile nelle lingue italiano, inglese, francese, spagnolo e arabo. Le operatrici telefoniche dedicate al servizio forniscono una prima risposta ai bisogni delle donne vittime di violenza, offrendo informazioni utili e un orientamento verso i servizi socio-sanitari pubblici e privati presenti a livello locale. In caso di emergenza, si possono anche contattare direttamente i numeri di pronto intervento (112, 113). I numeri sono gratuiti e da cellulare si possono comporre anche in assenza di credito.
21) Quali sono i comportamenti che è consigliabile adottare nel caso in cui si è vittima di atti persecutori?
Dal momento che non tutte le situazioni di atti persecutori sono uguali, non è facile fornire delle modalità di difesa comuni da adattare alle circostanze e alle diverse tipologie di persecutori. Al riguardo, si possono fornire alcuni utili suggerimenti in merito:
• tenete
presente che prendere consapevolezza del problema è già un primo passo per
risolverlo. A volte, invece si tende a sottovalutare il rischio e a non
prendere le dovute precauzioni come per esempio, informarsi sull'argomento e
adottare dei comportamenti tesi a scoraggiare, fin dall'inizio, comportamenti
di molestia assillante;
• ricordate che, in alcune circostanze, di fronte ad una relazione indesiderata, è necessario "dire no" in modo chiaro e fermo, evitando improvvisate interpretazioni psicologiche o tentativi di comprensione che potrebbero rinforzare i comportamenti persecutori dell'autore;
• la maggior parte delle ricerche ha rilevato che la strategia migliore sembra essere l'indifferenza. Infatti, sebbene per la vittima risulti difficile gestire lo stress senza reagire, è indubbio che l'autore rinforza i suoi atti sia dai comportamenti di paura della vittima, sia da quelli reattivi ai sentimenti di rabbia;
• cercate di essere prudenti e quando uscite di casa evitate di seguire sempre gli stessi itinerari e di fermarvi in luoghi isolati e appartati;
• tenete sempre a portata di mano un cellulare per chiamare in caso di emergenza;
• se vi sentite seguiti o in pericolo, chiedete aiuto, chiamate un numero di pronto intervento, come per esempio il "112" o rivolgetevi al più vicino Comando Carabinieri.
• ricordate che, in alcune circostanze, di fronte ad una relazione indesiderata, è necessario "dire no" in modo chiaro e fermo, evitando improvvisate interpretazioni psicologiche o tentativi di comprensione che potrebbero rinforzare i comportamenti persecutori dell'autore;
• la maggior parte delle ricerche ha rilevato che la strategia migliore sembra essere l'indifferenza. Infatti, sebbene per la vittima risulti difficile gestire lo stress senza reagire, è indubbio che l'autore rinforza i suoi atti sia dai comportamenti di paura della vittima, sia da quelli reattivi ai sentimenti di rabbia;
• cercate di essere prudenti e quando uscite di casa evitate di seguire sempre gli stessi itinerari e di fermarvi in luoghi isolati e appartati;
• tenete sempre a portata di mano un cellulare per chiamare in caso di emergenza;
• se vi sentite seguiti o in pericolo, chiedete aiuto, chiamate un numero di pronto intervento, come per esempio il "112" o rivolgetevi al più vicino Comando Carabinieri.
22) Se ho
presentato querela in quanto vittima di atti persecutori prima dell'entrata in
vigore di questo nuovo reato (23 febbraio 2009), il responsabile può essere
perseguito penalmente?
No, la legge
non ha effetto retroattivo, ciò significa che chi ha commesso atti persecutori
prima dell'entrata in vigore della legge non può essere punito per questo nuovo
reato, ma verrà perseguito per i singoli reati già previsti dalla normativa
(esempio minacce, percosse, lesioni, molestie telefoniche ecc).
23) Ho
sentito parlare del gratuito patrocinio per le persone che non possono
sostenere le spese legali, di che cosa si tratta?
Il gratuito
patrocinio è un diritto civile, costituzionalmente garantito, che riguarda
l'assistenza legale gratuita di persone non abbienti, così come disposto dal
D.P.R. 30.05.2002 n. 115. Al gratuito patrocinio possono essere ammessi
l'imputato, la persona offesa dal reato, il danneggiato che voglia costituirsi
parte civile, il responsabile civile. Nel corso delle indagini preliminari e,
prima dell'esercizio dell'azione penale, la richiesta va effettuata al giudice
per le indagini preliminari e, successivamente, al giudice che procede.
24) Che cosa
si intende con il termine "gaslighting"?
Il termine
"gaslighting" deriva dal titolo del film "Gaslight"
del 1944 ed è utilizzato per definire un crudele comportamento manipolatorio
messo in atto da una persona abusante per far in modo che la sua vittima dubiti
di sé stessa e dei suoi giudizi di realtà. Lo scopo di questa condotta è quello
di ridurre la vittima ad una totale dipendenza fisica e psicologica annullando
di fatto ogni possibilità di scelta autonoma. Il "gaslighting"
può rappresentare il prologo o il correlato di condotte di stalking.
25) Se non sono sicura/o di essere vittima di atti persecutori, a chi posso rivolgermi per chiedere informazioni in merito?
25) Se non sono sicura/o di essere vittima di atti persecutori, a chi posso rivolgermi per chiedere informazioni in merito?
Se ci sono
dei dubbi in proposito, è bene recarsi al Comando Arma/Posto di Polizia più
vicino, o chiamare il numero telefonico di pubblica utilità 1522, al fine di
descrivere la situazione vissuta per ricevere le necessarie informazioni del
caso.
Testo tratto integralmente dal sito di cui sotto.
http://www.carabinieri.it/Internet/Cittadino/Consigli/Tematici/Questioni+di+vita/Stalking+o+Sindrome+del+molestatore+assillante/12_FAQ.htm
Dott.ssa Moira Melislunedì 5 maggio 2014
DONNE CHE "AMANO" TROPPO: La storia di Asa e Nils
“Quando essere innamorate significa soffrire,
stiamo amando troppo…
Quando
giustifichiamo i suoi malumori, il suo cattivo carattere, la sua indifferenza,
i tradimenti … stiamo amando troppo.
Quando siamo
offesi dal suo comportamento ma pensiamo che sia colpa nostra perché non siamo
abbastanza attraenti o abbastanza affettuose, stiamo amando troppo…
Quando la
relazione con lui mette a repentaglio il nostro benessere emotivo, e forse
anche la nostra salute e la nostra sicurezza, stiamo decisamente amando troppo…”
Robin Nortwood
Conoscete Asa Grennvall? E’ una illustratrice e fumettista svedese tra le più
note e apprezzate nel suo campo e anche la
protagonista di una storia drammatica, per inciso, la sua, che ha scelto qui di
rappresentare e rendere pubblica come forma di denuncia per i maltrattamenti
fisici e psicologici subìti dal proprio partner, violenze che nessuna donna deve più tollerare, accettare,
giustificare.
Una storia che nel 2002 ha presentato
come tesi di diploma al Master of Fine
Arts del Konstfack University College
di Stoccolma e dalla quale nel 2014 è stata tratta una graphic novel intitolata, così come il libro stesso dell’autrice, “7° piano”, e curato dalla casa editrice
Hope! in collaborazione con Amnesty
International per sensibilizzare al tema della violenza sulle
donne. Il filmato (di cui sotto) che vi invito a guardare, illustra nel dettaglio
il graduale percorso che conduce la protagonista verso l’auto-annullamento e l’isolamento
sociale. Asa, come tutte le “donne che amano troppo”, finisce per trascurare i
propri bisogni e dedicarsi interamente alla soddisfazione dei bisogni dell’altro,
quasi fosse una vocazione. Nel tentativo di esorcizzare la grande paura di
essere abbandonata e perdere l’ “amore”, finisce per sottostare ad ogni forma
di maltrattamento. Se in alcuni momenti si fa strada il dubbio che qualcosa di
distorto regga tale relazione, questo viene presto rimosso: Asa non riesce a lasciare
Nils, tanto è intrappolata nel circuito
della dipendenza dal proprio partner. Pensa di esistere solo quando sta con
lui, tutto il resto, compresa la tutela del proprio diritto a stare bene, passa
in secondo piano. Asa accetta schiaffi, sputi, oggetti lanciati addosso, offese
pesanti, senza mai denunciare, senza lasciare l’uomo che le usa queste violenze.
Soffre terribilmente perché biasima sé
stessa di non essere all’altezza e sempre perfetta come lui la vorrebbe, si
domanda in cosa lei sbagli piuttosto
che prendere consapevolezza della tossicità del suo rapporto e della necessità
di separarsi da chi non è capace di amare in modo sano. L’amore non deve trasformarsi in un’abitudine a soffrire, se in un
rapporto di coppia vi è un disequilibrio
tra il dare e il ricevere, questo è già un segnale forte di un malfunzionamento
di base del rapporto che non può essere mai sottovalutato. Il rischio cui si va
incontro negando questi primi campanelli di allarme è che alla mancanza di
reciprocità si accompagnino in seguito minacce, accuse, insulti e gesti
violenti che più feriscono e lacerano, più paradossalmente legano a doppio filo
chi viene indotta a credere di meritarsele. A livello psicologico, assumersi la colpa per
il dolore che si prova, a causa di quei
maltrattamenti è una modalità di difesa dal senso di impotenza. Pensarsi, di
contro, colpevole di aver indotto il compagno a compierli induce ad amplificare
la propria credenza di essere sbagliate, in difetto, e conseguentemente addossarsi
per intero la responsabilità dei torti subìti. Il senso di colpa consente infatti
alla vittima di conservare la speranza di riuscire a capire cosa non funzioni
in sé, ma anche di sapersi correggere e porre fine al proprio dolore. Rassegnarsi
all’impossibilità dell’impresa di cambiare il partner è un passo che non si
riesce a compiere se impellente appare il bisogno sentirsi “visti”, pur nel
male. E’ meno peggio del non essere visti affatto e permette di tamponare le
ferite, mai rimarginate, dalle carenze affettive esperite nel passato. Chi
soffre di dipendenza affettiva ha
imparato fin da bambina ad adattarsi al limite dell’altro di non saper dare
affetto e non se lo aspetta, né in fondo si sente pienamente degna di poterselo
meritare; ciò che ha, di contro, affinato col tempo è la capacità di soddisfare i bisogni
dell’altro, lenire le sofferenze altrui. Accettando passivamente le umiliazioni
che il partner le infligge, agisce un autocontrollo e resiste adattandosi, al
solo scopo di vincere la sfida con sé
stessa di riuscire nell’impresa di conquistarne l’affetto, dunque diventare quell’oggetto
d’amore di cui egli auspica il completo possesso.
E’ evidentemente una mera illusione quella di riuscire con la sottomissione
e il sacrificio della propria vitalità e
identità a conquistare l’amore di quell’uomo fortemente idealizzato, fino ad arrivare
a cambiarlo. Si persuade che spetti a lei magicamente cambiare e perciò si
rifugia nei ricordi del passato, ripercorrendo a ritroso le emozioni vissute
durante il primo incontro con lui e ripensando all’ebbrezza provata dallo stare
insieme, a quelle caratteristiche che di lui l’avevano affascinata all’inizio
della loro storia. Il passato “felice” si scontra con il triste e drammatico
presente, ma il futuro senza di lui le appare intollerabile e angosciante; si convince allora che l’unica soluzione
sia impegnarsi a fare meglio e dare di più e si impone l’ennesima sfida con
sé stessa per essere come lui la vuole,
nella speranza di riscrivere un finale
diverso, nel miraggio di riuscire finalmente a conquistarne l’amore. E il
circuito disfunzionale della dipendente affettiva si rimette in moto…
La vera grande sfida di Asa Grennvall è stata quella di scegliere di salvarsi liberandosi dell’illusione di ricevere l’amore di Nils spezzando la catena che la disumanizzava, impegnandosi fortemente nella cura e consapevolezza di sé stessa e nella divulgazione di questa presa di coscienza. Concludo con una bellissima citazione di Mark Twain:
Non permettere a nessuno di essere la tua priorità intanto che permetti a te stesso di essere una delle sue opzioni.
Non permettere a nessuno di essere la tua priorità intanto che permetti a te stesso di essere una delle sue opzioni.
Dott.ssa Moira Melis
giovedì 24 aprile 2014
Il vero problema degli adolescenti sono i genitori... ! ... ?
La copertina dell'Internazionale uscito il 18 aprile ha subito scatenato la mia curiosità, sono quindi corsa in edicola per poter leggere questo articolo.
Tutto parte da Laurence Steinberg, psicologo della Temple University una
delle maggiori autorità in materia di pubertà negli stati uniti, che ha seguito
diversi studi sugli adolescenti ed anche un’analisi approfondita di come i
genitori vivono il passaggio dei figli alla pubertà.
Ciò che sostiene l’articolo basato sulle ricerche di
Steinberg, ma non solo, è che la
situazione psicologica di un adulto è molto più prevedibile se messa in
relazione con lo sviluppo psicologico del figlio piuttosto che con l’età. Cosa
vuol dire questo? Lo sviluppo del figlio con la sua spinta all’autonomia ed all’indipendenza
dai genitori e dalla famiglia sposta i riflettori sulla vita dei genitori,
rivelando, se ce ne sono, i loro problemi. Pensate alla menopausa o pre menopausa per le donne, spesso in coincidenza con l'entrata dei figli nell'età puberale e quindi fertile, la situazione si rovescia.
La volontà dei genitori di mantenere
sicuri e protetti i propri figli anche quando crescono e aspirano all’autonomia
può essere estenuante per entrambi. Da protettori dei ragazzi i genitori si
trasformano in carcerieri. Lasciar crescere il proprio figlio nell’adolescenza
vuol dire anche cedere un po’ del proprio potere ai figli che inizieranno a
prendere le loro decisioni; significa inoltre retrocedere un po’ accettando che
i ragazzi rimodellano la loro vita senza mettere al centro i genitori ed i loro
obiettivi.
Non è giusto chiedere
la felicità ad un figlio sosteneva Adam Phillips, le aspettative assegnano
ad un figlio il ruolo di “antidepressivo” e rendono i genitori più dipendenti dai figli di quanto lo siano
i figli da loro.
L’impatto più forte che può avere l’adolescenza dal punto
dei genitori è che li costringe ad
osservare se stessi. Anche i bambini piccoli spingono a valutare le scelte ma sono
gli adolescenti a suscitare più forti sentimenti di autocritica: chi saremo e
cosa faremo dopo che i figli non avranno più bisogno di noi? Sono gli
adolescenti a presentare il contro delle decisioni genitoriali e a far chiedere
se tutto quello che si è fatto è stato fatto bene. L’adolescenza dei figli
spinge ad una sorta di bilancio complessivo, e questo può portare a sentimenti
di orgoglio e realizzazione, ma anche di dubbio e rimpianto.
Malgrado gli sforzi dei genitori tutti i ragazzi potranno
vivere dei momenti di infelicità nella loro crescita. Ci sono dei limiti
oggettivi a quanto i genitori possono fare per proteggere i figli adolescenti
dagli aspetti dolorosi della vita, ma hanno tutto il tempo prima per costruire
una buona relazione.
Questo il link dell'articolo originale di Jennifer Senior sul New York Magazine.
Voi cosa ne pensate?
Dott.ssa Laura Tresoldi
giovedì 17 aprile 2014
domenica 2 marzo 2014
EMPATIA E'...una potente risorsa comunicativa
Che cos’è l’empatia? E cosa lega questo termine con
quello di simpatia?
Etimologicamente, entrambi derivano dal greco e contengono la
parola “pathos” che rimanda al
sentimento, alla passionalità dell’animo umano, ad uno stato di intensa
emozione, commozione, sofferenza. Ma cosa differenzia i due
termini a livello relazionale? Può essere sufficiente provare simpatia
per riuscire a creare e mantenere un legame di intima vicinanza con
l’altro?
Vorrei suggerirvi la visione di un tenerissimo corto dal
titolo “Il potere dell’empatia” (basta un clic sul link sottostante) tratto da una
conferenza sul tema della vulnerabilità tenuta dalla dott.ssa Brené Brown, docente e ricercatrice di scienze sociali presso l’Università di Houston. Il filmato, che ha per protagonisti tre buffi personaggi: un empatico orso, una triste volpe e un simpatico capriolo, mostra con
semplicità, delicatezza e brillante ironia, cosa comporti, all’interno di uno
scambio interattivo, l’utilizzo dell’empatia piuttosto che della simpatia.
https://www.youtube.com/watch?v=L3vfd5-hubk
(cliccando sul link è possibile visualizzare il video con doppiaggio
in italiano, se si clicca sul video in basso lo si potrà ascoltare in lingua
inglese)
"Che cos’è l’empatia?
… e perché è così diversa dalla simpatia? L’empatia
crea connessione e spinge verso la comprensione, la simpatia porta al
distacco. Uno studioso ha preso in esame professioni molto
diverse tra loro per le quali l’empatia è fondamentale e ne ha
individuato 4 qualità: 1) Assunzione di prospettiva, la capacità di mettersi nei panni di
un’altra persona, di riconoscere che la sua prospettiva è la 'sua' verità.
2)
Astenersi dal giudizio (molto difficile, se ti
piace giudicare come la maggior parte di noi). 3) Riconoscere
i sentimenti altrui 4) Comunicarlo. Empatia è… sentire INSIEME.
Penso sempre all’empatia come ad una sorta di spazio segreto;
Se qualcuno cade in una sorta di buco profondo, e raggiunto
il fondo, grida: “non riesco a uscire, mi sento impotente, è buio, non ho
più forze, sono sopraffatto”, noi guardandolo in quel luogo buio, possiamo
dirgli: “Ehi… scendo per raggiungerti e starti vicino…so come ci si sente
a stare lì sotto. Non sei solo.” La simpatia è…
“Oooh!”, “Che
schifo lì, eh?”, “Eeeeeehm
…”, “… vuoi un tramezzino?”, “Umm
…”.
L’empatia è una scelta, ed è una
scelta vulnerabile, perché per entrare in connessione con te, devo prima
connettermi con quella parte di me che conosce quella sensazione. Molto
raramente, forse mai, una risposta empatica può iniziare con “beh, almeno …”.
Io stessa l’ho fatto, sì … e lo facciamo tutti di continuo. Sapete come va? Qualcuno ha appena condiviso con noi qualcosa di
incredibilmente doloroso, e noi cerchiamo in qualche modo
di alleggerirlo. E' come se ci disegnassimo un alone di luce intorno. Per
cui: - Se a dice :"Ho perso il bambino", - allora b
risponde: "beh, almeno sai che puoi restare incinta" - Se
a dice: "Penso che il mio matrimonio stia cadendo a pezzi" - allora
b risponde: " beh, almeno ce l'hai un matrimonio" - Se a dice:
"John sta per essere espulso da scuola" - allora b risponde:
"beh, almeno è un ottimo studente." Quello che facciamo a
volte, di fronte ad una conversazione difficile, è cercare di rendere le cose
migliori. Se condivido con te qualcosa di delicato, preferirei che dicessi: “
non so cosa dire in questo momento, ma sono molto contento che me ne abbia
parlato.” Perché la
verità è che, difficilmente una risposta può migliorare le cose. Ciò che può migliorare le cose è
la connessione emotiva, sentirsi accolti e compresi, nel profondo."
Questo bellissimo
corto ci invita a riflettere sulla modalità che più spesso adottiamo
nell'interazione con gli altri, in particolare quando, questi ultimi, ci
scelgono come interlocutori privilegiati ai quali depositare le loro drammatiche
vicende. Voi,
come siete soliti comportarvi in tali circostanze?
tendete ad accogliere o respingere le confidenze altrui? Vi
sentite più empatici o più simpatici? E cambiando
prospettiva, sentite una disposizione benevola all'ascolto da parte
dell'altro, quando siete voi ad aver bisogno di essere accolti? avete
fatto esperienza di autentica comprensione dall'altro a cui avete scelto
di affidare le vostre piccole o grandi fragilità? o ve ne siete
sentiti delusi perché l'altro ne ha preso distanza, minimizzando il vostro
dolore, sdrammatizzandolo o addirittura ignorandolo, un po' come fa il capriolo
della storia?
Secondo Heinz Kohut, psicoanalista austriaco che si è occupato di questi temi, mentre la simpatia consente "un sentire con l'altro", nell'empatia si verifica un' "immersione nell'altro e dell'altro in me, ma senza confusione". Un po' come fa l'orso della storia che scende lì dove la sua amica volpe è precipitata, per dargli conforto e fargli sentire che gli è realmente vicino e che non teme di sentire ciò che lei prova, il suo dolore. Anche l'orso l'ha a sua volta vissuto e sa che ciò che conta in quei momenti è la presenza dell'altro e il suo caldo abbraccio. E' la conferma dell' esserci per lui ciò che più conta e che scalda il cuore e ridona coraggio.
Kohut definisce l'empatia "il tentativo di sperimentare da parte di una persona la vita interiore di un'altra, pur conservando nello stesso tempo la posizione di osservatore imparziale", sulla stessa linea, Freud la definisce come il processo "che più di ogni altro ci permette di intendere l'Io estraneo di altre persone." Solo se mi sento sufficientemente sicuro che nell'accogliere il tuo dolore possa non esserne a mia volta sopraffatto, non ne scappo come fa il capriolo. Quest'ultimo, personifica la paura di guardarsi dentro. Non tutti infatti desiderano accedere alla propria "stanza buia interna" perché se ne sentono spaventati e preferiscono evitare ciò che creerebbe ansia e malessere. L'empatia è quell'ingrediente che nelle relazioni fa la differenza, le arricchisce, rendendo più forti i legami perché permette di costruire tra gli altri e noi quei ponti invisibili che "legano", ma richiede la coraggiosa disposizione ad entrare in contatto con le proprie vulnerabilità. E' un'abilità sociale indispensabile, una preziosa risorsa comunicativa che merita di essere continuamente allenata e affinata.
Concludo riportando due citazioni, una, la prima, di Henry Wadsworth Longfellow che invita a sospendere il giudizio critico verso l'altro e orienta ad una maggiore comprensione empatica: "Se potessimo leggere la storia segreta dei nostri nemici, noi troveremmo nella vita di ciascuno dispiaceri e sofferenze tali da disarmare tutta la nostra ostilità.” E la seconda, di Carl Rogers: "Ogni persona è un'isola in se stessa [...] e può gettare dei ponti verso altre isole solamente se vuole ed è in grado di essere se stessa."
Dott.ssa Moira Melis
Secondo Heinz Kohut, psicoanalista austriaco che si è occupato di questi temi, mentre la simpatia consente "un sentire con l'altro", nell'empatia si verifica un' "immersione nell'altro e dell'altro in me, ma senza confusione". Un po' come fa l'orso della storia che scende lì dove la sua amica volpe è precipitata, per dargli conforto e fargli sentire che gli è realmente vicino e che non teme di sentire ciò che lei prova, il suo dolore. Anche l'orso l'ha a sua volta vissuto e sa che ciò che conta in quei momenti è la presenza dell'altro e il suo caldo abbraccio. E' la conferma dell' esserci per lui ciò che più conta e che scalda il cuore e ridona coraggio.
Kohut definisce l'empatia "il tentativo di sperimentare da parte di una persona la vita interiore di un'altra, pur conservando nello stesso tempo la posizione di osservatore imparziale", sulla stessa linea, Freud la definisce come il processo "che più di ogni altro ci permette di intendere l'Io estraneo di altre persone." Solo se mi sento sufficientemente sicuro che nell'accogliere il tuo dolore possa non esserne a mia volta sopraffatto, non ne scappo come fa il capriolo. Quest'ultimo, personifica la paura di guardarsi dentro. Non tutti infatti desiderano accedere alla propria "stanza buia interna" perché se ne sentono spaventati e preferiscono evitare ciò che creerebbe ansia e malessere. L'empatia è quell'ingrediente che nelle relazioni fa la differenza, le arricchisce, rendendo più forti i legami perché permette di costruire tra gli altri e noi quei ponti invisibili che "legano", ma richiede la coraggiosa disposizione ad entrare in contatto con le proprie vulnerabilità. E' un'abilità sociale indispensabile, una preziosa risorsa comunicativa che merita di essere continuamente allenata e affinata.
Concludo riportando due citazioni, una, la prima, di Henry Wadsworth Longfellow che invita a sospendere il giudizio critico verso l'altro e orienta ad una maggiore comprensione empatica: "Se potessimo leggere la storia segreta dei nostri nemici, noi troveremmo nella vita di ciascuno dispiaceri e sofferenze tali da disarmare tutta la nostra ostilità.” E la seconda, di Carl Rogers: "Ogni persona è un'isola in se stessa [...] e può gettare dei ponti verso altre isole solamente se vuole ed è in grado di essere se stessa."
Dott.ssa Moira Melis
Trascrizione tratta dal corto “Il potere dell’empatia”, RSA shorts - The Power of Empathy, www.thersa.org
Mauro Fornaro, Il soggetto mancato. La psicologia del Sé di Heinz Kohut, Ed. Studium, Roma, 1996, pp. 77-81
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