In Italia in media ogni due o tre giorni un uomo uccide una donna, compagna, figlia, amante, sorella, ex.Magari in famiglia. Perché non è che la famiglia sia sempre, per forza, quel luogo magico in cui tutto è amore. La
uccide perché la considera una sua proprietà. Perché non concepisce che
una donna appartenga a se stessa, sia libera di vivere come vuole lei e
persino di innamorarsi di un altro.. E noi che siamo ingenue spesso
scambiamo tutto per amore, ma l’amore con la violenza e le botte non
c’entrano un tubo. L’amore, con gli schiaffi e i pugni c’entra come la
libertà con la prigione. Noi a Torino, che risentiamo della nobiltà
reale, diciamo che è come passare dal risotto alla merda. Un uomo che
picchia non ci ama. Non è questo l’amore. Un uomo che ci picchia è uno
stronzo. Sempre. E dobbiamo capirlo subito. Al primo schiaffo. Perché
tanto arriverà anche il secondo, e poi un terzo e un quarto. L’amore
rende felici e riempie il cuore, non rompe costole e non lascia lividi
sulla faccia…Pensiamo mica di avere sette vite come i gatti.? No. Ne
abbiamo una sola. Non buttiamola via.
"Trovarsi insieme è un inizio, restare insieme un progresso…lavorare insieme un successo." (Henry Ford)
Un blog di psicologhe, di colleghe in continua formazione, tutte con esperienze professionali diverse unite dalla passione per lo stesso lavoro.
Con questo blog vorremmo informare e diffondere contenuti di carattere psicologico che possano essere spunto di confronto e condivisione di esperienze e opinioni, pertanto siete tutti invitati ad offrire il vostro prezioso contributo attraverso commenti e suggerimenti.
Chi voglia contattarci per richiedere una consulenza potrà farlo privatamente, le richieste pervenute sul blog non troveranno risposta e verranno eliminate.
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venerdì 15 febbraio 2013
lunedì 11 febbraio 2013
NUOVI REATI: CYBERSTALKING
Prima di affrontare la questione del Cyberstalking, è opportuno indicare una definizione dei reati
informatici, chiamati anche Computer
Crimes. I reati informatici possono essere definiti come l’abuso dei
moderni sistemi di tecnologia informatica o “qualunque comportamento criminoso
nel quale il computer è coinvolto come mezzo o come oggetto dell’azione
delittuosa”.
Si vengono così a creare una serie di situazioni estreme
in cui l’utilizzo del pc, da strumento appartenente alla nostra quotidianità,
diventa un mezzo pericoloso. Questo principalmente per via dell’anonimato
garantito nel momento in cui un individuo decida di utilizzare un computer per
svolgere un qualsiasi tipo di attività. L’anonimato, insieme alla facilità di
accesso ad una rete internet ha contribuito all’insorgere e allo svilupparsi di
fenomeni prima sconosciuti ma che oggi rappresentano azioni immorali.
Cyberstalking è il
nome con cui si identifica lo stalking
online. Il termine denota l'uso della tecnologia, in particolare di internet,
per molestare una persona. Fra le caratteristiche comuni vi sono false accuse,
monitoraggio, minacce, furto di identità e distruzione o manipolazione di dati.
Il cyberstalking include anche lo
sfruttamento di minori, a fini sessuali o di altro genere.
Le molestie possono assumere varie forme, ma il fattore
caratterizzante è costituito dal fatto che sono indesiderate, ripetute, spesso
ossessive e solitamente illegali. Inoltre sono premeditate e spesso
meticolosamente studiate.
I cyberstalker usano e-mail, social network,
blog, siti web, messaggi istantanei, telefonate e altri dispositivi di
comunicazione per compiere atti di stalking che possono assumere la forma di
molestie sessuali, contatti inappropriati o semplicemente attenzione molesta
nei confronti della vita e delle attività di una persona e dei suoi familiari.
I cyberstalker hanno intenti
diffamatori e di danneggiamento della reputazione della vittima, spesso sono
intenzionati a spaventare la loro preda.
Recenti studi rilevano come gli autori di questa tipologia di reato siano
caratterizzati da aspetti di “freddezza”, abbiano tratti di personalità
ossessivi, manchino di empatia e siano poco rispettosi verso l’altro. Il cyberstalker corrisponde principalmente
al profilo del
predatore che può attendere pazientemente connesso alla rete,
frequentemente partecipa
a chat o forum per entrare in contatto con la potenziale vittima; può perseguitare una particolare persona e
può essere in contatto diretto con essa ma può anche essere una vittima
sconosciuta.
Le conseguenze psicologiche che
queste forme di molestie hanno sulla vittima vengono spesso sottovalutate,
poiché il primo passo per rispondere ad una minaccia è conoscere la minaccia
stessa e la fonte da cui proviene per sapere DA CHI DIFENDERSI, prima che
sapere con cosa difendersi. Il cyberstalking può risultare estremamente
intimidatorio; può distruggere amicizie, stima, carriere, la propria immagine personale e la fiducia in sè. Se associato
allo stalking reale può anche mettere in serio pericolo l’incolumità della
persona vessata. Le vittime di violenze domestiche sono spesso vittime di
cyberstalking. E’ necessario essere
consapevoli che la tecnologia può facilitare queste situazioni. I software spyware, possono essere utilizzati per controllare tutto
ciò che accade sul computer o sul cellulare di qualcuno, fornendo ai cyberstalker un incredibile potere e
informazioni vitali, così come le pagine personali dei social network non
coperte dalle impostazioni di privacy.
COME DIFENDERSI
·
Chi
possiede un profilo Facebook e/o Twitter dovrà prestare attenzione alle
impostazioni privacy messe a disposizione dal gestore: avere un profilo aperto
permette a chiunque di raccogliere informazioni sulla nostra vita.
·
Se
possibile usare nei forum o nelle chat dei nickname. Non concedere una
“confidenza virtuale” a persone che non si ha la certezza di conoscere.
·
Praticare
una buona gestione delle password. E’ consigliato che siano alfanumeriche ed è
bene non condividerle con nessuno e cambiarle frequentemente.
·
Nel
caso in cui ci si renda conto di essere molestati virtualmente bisogna
memorizzare ora, luogo e ogni forma di contatto o di messaggio che viene
inviato. Se è possibile fare delle stampe al fine di creare una sorta di diario
che contenga tutte le informazioni che
saranno poi utili per provare la persecuzione virtuale.
·
Utilizzare
i programmi di software per la
sicurezza esistenti
in commercio per impedire a qualcuno di introdurre spyware nel tuo computer.
Controlla l'app store dei tuoi dispositivi mobili per vedere qual è il software
per la sicurezza disponibile.
·
Denunciare
i fatti, non fare finta di niente credendo che il cyberstalker cesserà il suo
comportamento, poichè spesso e volentieri maggiore sarà l’indifferenza nei suoi
confronti maggiori saranno i metodi che userà per attirare l’attenzione con
l’intento di creare un contatto.
·
Per
avere maggiori informazioni è possibile consultare il sito della Polizia
Postale
Dott.ssa Marta Villa
Chacon Medina, “A new face of internet: the cyberstalking”
sabato 9 febbraio 2013
Evento: CORSO DI FORMAZIONE promosso da TELEFONO DONNA Onlus
LE DONNE E I CONTESTI DEL DISAGIO
Martedì 12 Febbraio 2013 (Aula
DEA 2)
Relatrice: Dott.ssa Flavia Contardi
Falco, counselor
La violenza corre sul filo - La storia del disagio e della violenza
domestica attraverso Telefono Donna, rappresenta una lunga narrazione di
coscienze e di prese di coscienza che, attraverso le voci femminili, traccia la
storia di un costume sociale e familiare che forse non ha eguali nella storia
italiana. La narrazione, che parte sempre dalla testimonianza dolorosa, parla
anche di come sia possibile aprire un’altra fase della propria vita, che spesso
molte donne credevano impossibile, impedendosi così di rinascere e
ricominciare.
Martedì 19 Febbraio 2013 (Aula
DEA 1)
Relatrice: Dott.ssa Daria
Casiraghi, psicologa psicoterapeuta
La minaccia della famiglia: luogo d’amore o luogo di dolore? -La
famiglia è un luogo che, nella sua unicità, raccoglie e fa convivere almeno due
storie: quella degli sposi più la storia dei rispettivi familiari e la storia
che inizia quando nasce un figlio, con la sua propria storia. Saper vivere le
differenze di ogni individuo all’interno dell’unicum che è la famiglia, rappresenta la grande posta in gioco del
romanzo familiare, che se non si sa scrivere bene, diventa il luogo del maltrattamento.
Martedì 26 Febbraio 2013 (Aula
DEA 2)
Relatrice: Dott.ssa Marta
Villa, psicologa
Ti amerò sino alla morte - Lo stalker intraprende l’ultima sfida:
rubare il tempo alla persona con la quale era legato, sottrarle ogni libertà
del tempo che lei si è ripresa condannandola ai suoi messaggi, appostamenti,
telefonate. Lo stalker trasforma in odio l’amore precedente e trova nel tempo
da rubare alla sua vittima il modo per esserle ancora presente. Se lei ha
voluto diventare libera e vivere una nuova vita, lo stalker le renderà
impossibile proprio la nuova vita, imponendole ancora la sua presenza (lei
dovrà temere la sua chiamata, il suo messaggio, il suo appostamento). In questo
modo lo stalker obbliga la sua vittima, che un tempo era il suo affetto, a impiegare ancora il suo tempo pensando a
lui non nella direzione dell’amore ma della paura.
Martedì 5 Marzo 2013 (Aula DEA
1)
Relatrice: Daniela Carelli,
volontaria di Telefono Donna
La voce senza volto per l’ascolto autentico - Il telefono, un mezzo
che più di altri ci permette di comunicare col mondo preservando l’identità del
nostro volto, si rivela lo strumento forse più efficace per avviare la
costruzione della relazione con l’altro. Ma parlare al telefono e rispondere
non è semplicemente usare la voce, bensì seguire vere e proprie strategie della
comunicazione per arrivare alla dimensione più autentica, quella cercata e
voluta da chi, per la prima volta, chiama un telefono per chiedere aiuto. Saper
comunicare è il primo passo verso la consapevolezza della propria forza, che da
sola può già configurare la differenza del proprio destino: quello di che chi è
consapevole della propria forza e chi no, tra chi cade nella provocazione e chi
sa resistervi, che poi rappresenta anche il primo momento che genera il disagio
o lo sa fermare in anticipo.
Martedì 12 Marzo 2013 (Aula DEA
1)
Relatrice: Monica Cossandi, avvocato
Il diritto e il rovescio: la giurisprudenza della famiglia - Conoscere
la legge, soprattutto per chi è vittima di maltrattamenti, si rivela uno
strumento essenziale per comprendere i ruoli di ognuno e quali non devono diventare. Dalla legge e
dalla sua applicazione si possono trovare molto risposte per una situazione
compromessa ma anche per non far compromettere una situazione. Passando in rassegna
il diritto di famiglia si potrà capire come molti luoghi comuni siano in realtà
pregiudizi che celano spesse volte l’istituzione di rapporti di forza fondati
sulla paura e sul ricatto.
Tutti gli incontri si terranno dalle ore 15.00 alle ore 17.00 c/o A.O. Niguarda Ca’ Granda, Piazza Ospedale Maggiore 3, Blocco DEA (vicino al Pronto Soccorso)
Per iscrizioni e informazioni contattare il numero 02. 64444006 o scrivete a telefonodonnaonline@libero.it
Visita il sito www.telefonodonna.it
mercoledì 6 febbraio 2013
martedì 5 febbraio 2013
sabato 2 febbraio 2013
IL TRADIMENTO NELLA VITA DI COPPIA. Quando il "terzo" non è un partner sessuale
Con
l’innamoramento due individui si scelgono in modo elettivo preferendosi ad ogni
altro. Il legame cui danno vita rappresenta una congiunzione unica frutto dell’incastro di specifici tratti di
personalità, storie generazionali,
desideri, bisogni e paure. Ciascuno è infatti portatore di una propria dotazione che viene fatta convergere
nell’unità di coppia. Questo peculiare incastro
non è tuttavia da intendere come esito della sola somma di risorse e
deficit che caratterizzano il bagaglio
di ognuno. La coppia è un “noi”, un luogo terzo di cui ognuno dei partner deve
prendersi cura, difenderlo e proteggerlo attraverso azioni concrete.
Può
essere utile soffermarsi brevemente sull’etimo del termine relazione, esso si presta ad un duplice ordine di significazione: rimanda in primo luogo al latino re-ligo che significa “legame tra” e
indica che tra due o più soggetti vi è in corso un’interazione, una
connessione, uno scambio. L’altro rimando è il re-fero che vuol dire “riferimento a” e mette in luce, di contro,
la comune appartenenza. Rappresenta, in altri termini, il prodotto cumulativo
della storia delle varie interazioni vissute. L’interazione, è un evento circoscritto
che accade qui e ora e si dispiega
nel presente, ne sono una esemplificazione uno sguardo reciproco, una
conversazione telefonica. Sono queste interazioni che riempiono la relazione,
la nutrono ma è quest’ultima che permette di assegnare alle singole interazioni
un’unità di senso. In ambito familiare questa connessione diventa storia generazionale. I legami, le
interazioni contribuiscono a creare una memoria, consentono la costruzione di
una storia, di un nuovo intreccio che si riannoda ad altri legami e lo rendono
significativo.
La nuova
coppia dunque non nasce nel vuoto, la sua esistenza non rappresenta un inizio
in assoluto ma è un punto di convergenza tra due storie familiari, un nuovo intreccio all’interno in una trama generazionale. All’interno della
storia relazionale passata, la neo coppia dovrà tuttavia trovare una terza via per costruire una sua propria originale identità. Detto
altrimenti, dovrà procedere alla stesura di un nuovo capitolo della storia familiare e per poterlo fare in termini creativi, occorre che abbia alle
spalle una sana qualità di scambio intergenerazionale.
La forte
connessione relazionale che le nuove
generazioni sperimentano con i propri genitori – impensabile all’epoca di
questi ultimi – se da un lato offre l’occasione di una più intima vicinanza
affettiva-emotiva reciproca, dall’altro la partecipazione-protezione e
coinvolgimento del genitore nella vita del figlio giovane adulto induce ad una
vischiosità e dipendenza reciproca che congela le sue spinte all’autonomia e
all’indipendenza bloccandolo entro schemi rigidi di protezione e di cura infantilizzanti
che si rivela ancor più tossico laddove il figlio/a abbia già costituito una
sua propria famiglia. La neo coppia, esposta al rischio di invischiamento è dunque
chiamata a realizzare una revisione del sistema
di lealtà riguardante il partner e le proprie famiglie d’origine. La lealtà
nei confronti del partner deve assumere aspetti di priorità ed esclusività, di
converso quella con le famiglie d’origine va delimitata. Si tratta di un vero e
proprio tradimento della vita di
coppia quello in cui il terzo che vi si inserisce non è un partner sessuale ma
un avversario/rivale più difficile da affrontare e combattere: “sua
mamma e/o suo papà”. La separazione dalla propria famiglia di origine si
configura come un passaggio cruciale fondamentale che entrambi i membri della
coppia devono legittimarsi a compiere pena l’inevitabile sensazione di
trascuratezza da parte di chi, sentendosi collocato dal proprio partner al
secondo posto rispetto ad uno o entrambi i suoceri, finisce per occupare stabilmente
quella posizione di ripiego, diventando una sorta di surrogato. Paradossalmente
può dunque accadere che sia il partner a sentirsi “di troppo “nella coppia
genitore-figlio! Di questo passaggio critico che ogni coppia è inevitabilmente
tenuta a compiere per garantire il proprio benessere, se ne parla anche in un versetto
della Genesi (2,24) in cui si legge“ Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla donna e i due saranno una carne sola”. Il senso di queste parole è che il figlio una
volta diventato adulto, se intende diventare una coppia, cioè diventare “uno”
con la sua partner, deve lasciare il
padre e la madre, separarsene, non solo fisicamente ma anche in termini
psichici. Il compimento di questo passo è di difficile realizzazione ovvero non
avviene in maniera automatica con l’uscita dalla casa genitoriale. Spesso è
possibile osservare dei distacchi che in realtà sono solo apparenti: pur
essendosi allontanati fisicamente dalla casa paterna i figli/neo sposi non riescono a considerare, quella col partner, la
relazione privilegiata, quella su cui investire di più. Psicologicamente restano
profondamente vincolati all’uno o all’altro dei propri genitori e ancorati nella primaria condizione di figli.
La
relazione con i genitori è asimmetrica, il
figlio si trova nella condizione di ricevere cure più che darle. La relazione
col coniuge, di contro è caratterizzata dall’equità nel darle e riceverle, è
paritaria, prevede un rapporto simmetrico ed è per questo più impegnativa. Chi è stato molto accudito e amato, fatica ad abbandonare questo tipo di legame
privilegiato e gratificante col genitore e lo continua a ricercare anche una
volta sposato. Esiste tuttavia l’evenienza opposta, quella in cui la fatica a
lasciare il padre o la madre, dunque a svincolarsene trova ragione in un
sentimento di trascuratezza affettiva esperita da parte di uno di loro, o di
entrambi. Detto altrimenti, il distacco non è realizzabile se si sente di non
aver ricevuto abbastanza in termini affettivi, se – usando una metafora – si è usciti di casa con le “valigie troppo vuote”. In questo caso accade
che il figlio/a si ostini nell’inutile inseguimento del genitore da cui si sente
di dover essere risarcito/a ottenendo tuttavia come effetto che il partner se
ne senta tradito perché posto in secondo piano. Non si può maturare come coppia se non si matura la separazione dalle
famiglie d’origine. Il coinvolgimento con queste ultime deve potersi
configurare come un’intimità/sostegno a distanza. Il sostegno a
distanza risulta poi particolarmente importante in occasione della nascita dei
figli: sostenere nel ruolo di genitori i propri figli, partecipare alla vita
dei nipoti senza assumere il ruolo di genitori
vicari ma assumendo la nuova identità di nonni consente di evitare il
rischio di incorrere in uno dei due estremi dato dall’invadenza e dal
disinteresse. Solo spostandosi indietro
di una posizione i nonni possono permettere ai loro figli di diventare le
autorità parentali centrali, ma anche questi devono potersi autorizzare a
compiere questo decisivo passo in avanti, assegnando alla relazione col partner
un ruolo privilegiato, regolando la distanza con le famiglie d’origine, tracciando
nuovi confini con esse. In conclusione, ognuno
è impegnato a compiere un salto in avanti e indietro lungo il ciclo di vita
familiare, l’accettazione quindi della transitorietà del proprio ruolo si
configura come segnale forte in grado di annunciare un avvenuto passaggio di
consegne tra generazioni familiari. I coniugi devono dunque assumersi in pieno
la responsabilità del compito di avviare e portare avanti e ancora riattivare,
quando necessario, questi processi di svincolamento per il benessere della
propria relazione.
Dott.ssa
Moira Melis
Bibliografia
Cirillo,
S., I molteplici tradimenti nella vita di
coppia, disponibile on line
presso http.// www.scuolamaraselvini.it
Scabini,E.,
Cigoli, V. (2000), Il famigliare. Legami,
simboli e transizioni, Milano, Cortina
Scabini,
E., Rossi G.,(2000) Dono e perdono nelle
relazioni familiari e sociali, Milano, Vita e Pensiero
Scabini,
E.,(1995) Psicologia sociale della
famiglia, Torino, Bollati Boringhieri, pp.119-138
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