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venerdì 15 febbraio 2013

PsicoPensieri è contro la violenza sulle donne



In Italia in media ogni due o tre giorni un uomo uccide una donna, compagna, figlia, amante, sorella, ex.Magari in famiglia. Perché non è che la famiglia sia sempre, per forza, quel luogo magico in cui tutto è amore. La uccide perché la considera una sua proprietà. Perché non concepisce che una donna appartenga a se stessa, sia libera di vivere come vuole lei e persino di innamorarsi di un altro.. E noi che siamo ingenue spesso scambiamo tutto per amore, ma l’amore con la violenza e le botte non c’entrano un tubo. L’amore, con gli schiaffi e i pugni c’entra come la libertà con la prigione. Noi a Torino, che risentiamo della nobiltà reale, diciamo che è come passare dal risotto alla merda. Un uomo che picchia non ci ama. Non è questo l’amore. Un uomo che ci picchia è uno stronzo. Sempre. E dobbiamo capirlo subito. Al primo schiaffo. Perché tanto arriverà anche il secondo, e poi un terzo e un quarto. L’amore rende felici e riempie il cuore, non rompe costole e non lascia lividi sulla faccia…Pensiamo mica di avere sette vite come i gatti.? No. Ne abbiamo una sola. Non buttiamola via.

lunedì 11 febbraio 2013

NUOVI REATI: CYBERSTALKING


Prima di affrontare la questione del Cyberstalking, è opportuno indicare una definizione dei reati informatici, chiamati anche Computer Crimes. I reati informatici possono essere definiti come l’abuso dei moderni sistemi di tecnologia informatica o “qualunque comportamento criminoso nel quale il computer è coinvolto come mezzo o come oggetto dell’azione delittuosa”.

Si vengono così a creare una serie di situazioni estreme in cui l’utilizzo del pc, da strumento appartenente alla nostra quotidianità, diventa un mezzo pericoloso. Questo principalmente per via dell’anonimato garantito nel momento in cui un individuo decida di utilizzare un computer per svolgere un qualsiasi tipo di attività. L’anonimato, insieme alla facilità di accesso ad una rete internet ha contribuito all’insorgere e allo svilupparsi di fenomeni prima sconosciuti ma che oggi rappresentano azioni immorali.

Cyberstalking è il nome con cui si identifica lo stalking online. Il termine denota l'uso della tecnologia, in particolare di internet, per molestare una persona. Fra le caratteristiche comuni vi sono false accuse, monitoraggio, minacce, furto di identità e distruzione o manipolazione di dati. Il cyberstalking include anche lo sfruttamento di minori, a fini sessuali o di altro genere.

Le molestie possono assumere varie forme, ma il fattore caratterizzante è costituito dal fatto che sono indesiderate, ripetute, spesso ossessive e solitamente illegali. Inoltre sono premeditate e spesso meticolosamente studiate.

 I cyberstalker usano e-mail, social network, blog, siti web, messaggi istantanei, telefonate e altri dispositivi di comunicazione per compiere atti di stalking che possono assumere la forma di molestie sessuali, contatti inappropriati o semplicemente attenzione molesta nei confronti della vita e delle attività di una persona e dei suoi familiari. I cyberstalker hanno intenti diffamatori e di danneggiamento della reputazione della vittima, spesso sono intenzionati  a spaventare la loro preda. Recenti studi rilevano come gli autori di questa tipologia di reato siano caratterizzati da aspetti di “freddezza”, abbiano tratti di personalità ossessivi, manchino di empatia e siano poco rispettosi verso l’altro. Il cyberstalker corrisponde principalmente al profilo del predatore che può attendere pazientemente connesso alla rete, frequentemente partecipa a chat o forum per entrare in contatto con la potenziale vittima; può perseguitare una particolare persona e può essere in contatto diretto con essa ma può anche essere una vittima sconosciuta.

Le conseguenze psicologiche che queste forme di molestie hanno sulla vittima vengono spesso sottovalutate, poiché il primo passo per rispondere ad una minaccia è conoscere la minaccia stessa e la fonte da cui proviene per sapere DA CHI DIFENDERSI, prima che sapere con cosa difendersi. Il cyberstalking può risultare estremamente intimidatorio; può distruggere amicizie, stima, carriere,  la propria immagine  personale e la fiducia in sè. Se associato allo stalking reale può anche mettere in serio pericolo l’incolumità della persona vessata. Le vittime di violenze domestiche sono spesso vittime di cyberstalking. E’ necessario  essere consapevoli che la tecnologia può facilitare queste situazioni. I software spyware, possono essere utilizzati per controllare tutto ciò che accade sul computer o sul cellulare di qualcuno, fornendo ai cyberstalker un incredibile potere e informazioni vitali, così come le pagine personali dei social network non coperte dalle impostazioni di privacy.

COME DIFENDERSI

·         Chi possiede un profilo Facebook e/o Twitter dovrà prestare attenzione alle impostazioni privacy messe a disposizione dal gestore: avere un profilo aperto permette a chiunque di raccogliere informazioni sulla nostra vita.

·         Se possibile usare nei forum o nelle chat dei nickname. Non concedere una “confidenza virtuale” a persone che non si ha la certezza di conoscere.

·         Praticare una buona gestione delle password. E’ consigliato che siano alfanumeriche ed è bene non condividerle con nessuno e cambiarle frequentemente.

·         Nel caso in cui ci si renda conto di essere molestati virtualmente bisogna memorizzare ora, luogo e ogni forma di contatto o di messaggio che viene inviato. Se è possibile fare delle stampe al fine di creare una sorta di diario che contenga tutte le informazioni  che saranno poi utili per provare la persecuzione virtuale.

·         Utilizzare i programmi di software per la sicurezza esistenti in commercio per impedire a qualcuno di introdurre spyware nel tuo computer. Controlla l'app store dei tuoi dispositivi mobili per vedere qual è il software per la sicurezza disponibile.

·         Denunciare i fatti, non fare finta di niente credendo che il cyberstalker cesserà il suo comportamento, poichè spesso e volentieri maggiore sarà l’indifferenza nei suoi confronti maggiori saranno i metodi che userà per attirare l’attenzione con l’intento di creare un contatto.

·         Per avere maggiori informazioni è possibile consultare il sito della Polizia Postale
Dott.ssa Marta Villa

Bibliografia

Chacon Medina,  “A new face of internet: the cyberstalking”

sabato 9 febbraio 2013

Evento: CORSO DI FORMAZIONE promosso da TELEFONO DONNA Onlus

LE DONNE E I CONTESTI DEL DISAGIO
 
Martedì 12 Febbraio 2013 (Aula DEA 2)

Relatrice: Dott.ssa Flavia Contardi Falco, counselor

                                                     
La violenza corre sul filo - La storia del disagio e della violenza domestica attraverso Telefono Donna, rappresenta una lunga narrazione di coscienze e di prese di coscienza che, attraverso le voci femminili, traccia la storia di un costume sociale e familiare che forse non ha eguali nella storia italiana. La narrazione, che parte sempre dalla testimonianza dolorosa, parla anche di come sia possibile aprire un’altra fase della propria vita, che spesso molte donne credevano impossibile, impedendosi così di rinascere e ricominciare.

 
Martedì 19 Febbraio 2013 (Aula DEA 1)

Relatrice: Dott.ssa Daria Casiraghi, psicologa psicoterapeuta

 
La minaccia della famiglia: luogo d’amore o luogo di dolore? -La famiglia è un luogo che, nella sua unicità, raccoglie e fa convivere almeno due storie: quella degli sposi più la storia dei rispettivi familiari e la storia che inizia quando nasce un figlio, con la sua propria storia. Saper vivere le differenze di ogni individuo all’interno dell’unicum che è la famiglia, rappresenta la grande posta in gioco del romanzo familiare, che se non si sa scrivere bene, diventa il luogo del maltrattamento.

 
Martedì 26 Febbraio 2013 (Aula DEA 2)

Relatrice: Dott.ssa Marta Villa, psicologa

 
Ti amerò sino alla morte - Lo stalker intraprende l’ultima sfida: rubare il tempo alla persona con la quale era legato, sottrarle ogni libertà del tempo che lei si è ripresa condannandola ai suoi messaggi, appostamenti, telefonate. Lo stalker trasforma in odio l’amore precedente e trova nel tempo da rubare alla sua vittima il modo per esserle ancora presente. Se lei ha voluto diventare libera e vivere una nuova vita, lo stalker le renderà impossibile proprio la nuova vita, imponendole ancora la sua presenza (lei dovrà temere la sua chiamata, il suo messaggio, il suo appostamento). In questo modo lo stalker obbliga la sua vittima, che un tempo era il suo affetto,  a impiegare ancora il suo tempo pensando a lui non nella direzione dell’amore ma della paura.

 

Martedì 5 Marzo 2013 (Aula DEA 1)

Relatrice: Daniela Carelli, volontaria di Telefono Donna


La voce senza volto per l’ascolto autentico - Il telefono, un mezzo che più di altri ci permette di comunicare col mondo preservando l’identità del nostro volto, si rivela lo strumento forse più efficace per avviare la costruzione della relazione con l’altro. Ma parlare al telefono e rispondere non è semplicemente usare la voce, bensì seguire vere e proprie strategie della comunicazione per arrivare alla dimensione più autentica, quella cercata e voluta da chi, per la prima volta, chiama un telefono per chiedere aiuto. Saper comunicare è il primo passo verso la consapevolezza della propria forza, che da sola può già configurare la differenza del proprio destino: quello di che chi è consapevole della propria forza e chi no, tra chi cade nella provocazione e chi sa resistervi, che poi rappresenta anche il primo momento che genera il disagio o lo sa fermare in anticipo.

 
Martedì 12 Marzo 2013 (Aula DEA 1)

Relatrice: Monica Cossandi, avvocato

 
Il diritto e il rovescio: la giurisprudenza della famiglia - Conoscere la legge, soprattutto per chi è vittima di maltrattamenti, si rivela uno strumento essenziale per comprendere i ruoli di ognuno e quali non devono diventare. Dalla legge e dalla sua applicazione si possono trovare molto risposte per una situazione compromessa ma anche per non far compromettere una situazione. Passando in rassegna il diritto di famiglia si potrà capire come molti luoghi comuni siano in realtà pregiudizi che celano spesse volte l’istituzione di rapporti di forza fondati sulla paura e sul ricatto.

 

Tutti gli incontri si terranno dalle ore 15.00 alle ore 17.00 c/o A.O. Niguarda Ca’ Granda, Piazza Ospedale Maggiore 3, Blocco DEA (vicino al Pronto Soccorso)

 
Per iscrizioni e informazioni contattare il numero 02. 64444006 o scrivete a telefonodonnaonline@libero.it
 
Visita il sito www.telefonodonna.it
 

martedì 5 febbraio 2013

sabato 2 febbraio 2013

IL TRADIMENTO NELLA VITA DI COPPIA. Quando il "terzo" non è un partner sessuale


Con l’innamoramento due individui si scelgono in modo elettivo preferendosi ad ogni altro. Il legame cui danno vita rappresenta una congiunzione unica frutto dell’incastro di specifici tratti di personalità, storie generazionali,  desideri, bisogni e paure. Ciascuno è infatti portatore di una propria dotazione che viene fatta convergere nell’unità di coppia. Questo peculiare incastro non è tuttavia da intendere come esito della sola somma di risorse e deficit  che caratterizzano il bagaglio di ognuno. La coppia è un “noi”, un luogo terzo di cui ognuno dei partner deve prendersi cura, difenderlo e proteggerlo attraverso azioni concrete.
Può essere utile soffermarsi brevemente sull’etimo del termine relazione, esso si presta ad un duplice ordine di significazione:  rimanda in primo luogo al latino re-ligo che significa “legame tra” e indica che tra due o più soggetti vi è in corso un’interazione, una connessione, uno scambio. L’altro rimando è il re-fero che vuol dire “riferimento a” e mette in luce, di contro, la comune appartenenza. Rappresenta, in altri termini, il prodotto  cumulativo della storia delle varie interazioni vissute. L’interazione, è un evento circoscritto che accade qui e ora e si dispiega nel presente, ne sono una esemplificazione uno sguardo reciproco, una conversazione telefonica. Sono queste interazioni che riempiono la relazione, la nutrono ma è quest’ultima che permette di assegnare alle singole interazioni un’unità di senso. In ambito familiare questa connessione diventa storia generazionale. I legami, le interazioni contribuiscono a creare una memoria, consentono la costruzione di una storia, di un nuovo intreccio che si riannoda ad altri legami e lo rendono significativo.
La nuova coppia dunque non nasce nel vuoto, la sua esistenza non rappresenta un inizio in assoluto ma è un punto di convergenza tra due storie familiari, un nuovo intreccio all’interno in una trama generazionale. All’interno della storia relazionale passata, la neo coppia dovrà tuttavia trovare una terza via per costruire una sua  propria originale identità. Detto altrimenti, dovrà procedere alla stesura di un nuovo capitolo della storia familiare e per poterlo fare  in termini creativi, occorre che abbia alle spalle una sana qualità di scambio intergenerazionale.
La forte connessione relazionale  che le nuove generazioni sperimentano con i propri genitori – impensabile all’epoca di questi ultimi – se da un lato offre l’occasione di una più intima vicinanza affettiva-emotiva reciproca, dall’altro la partecipazione-protezione e coinvolgimento del genitore nella vita del figlio giovane adulto induce ad una vischiosità e dipendenza reciproca che congela le sue spinte all’autonomia e all’indipendenza bloccandolo entro schemi rigidi di protezione e di cura infantilizzanti che si rivela ancor più tossico laddove il figlio/a abbia già costituito una sua propria famiglia. La neo coppia, esposta al rischio di invischiamento è dunque chiamata a realizzare una revisione del sistema di lealtà riguardante il partner e le proprie famiglie d’origine. La lealtà nei confronti del partner deve assumere aspetti di priorità ed esclusività, di converso quella con le famiglie d’origine va delimitata. Si tratta di un vero e proprio tradimento della vita di coppia quello in cui il terzo che vi si inserisce non è un partner sessuale ma un avversario/rivale  più difficile da affrontare e combattere: “sua mamma e/o suo papà”. La separazione dalla propria famiglia di origine si configura come un passaggio cruciale fondamentale che entrambi i membri della coppia devono legittimarsi a compiere pena l’inevitabile sensazione di trascuratezza da parte di chi, sentendosi collocato dal proprio partner al secondo posto rispetto ad uno o entrambi i suoceri, finisce per occupare stabilmente quella posizione di ripiego, diventando una sorta di surrogato. Paradossalmente può dunque accadere che sia il partner a sentirsi “di troppo “nella coppia genitore-figlio! Di questo passaggio critico che ogni coppia è inevitabilmente tenuta a compiere per garantire il proprio benessere, se ne parla anche in un versetto della Genesi (2,24) in cui si legge“ Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla donna e i due saranno una carne sola”. Il senso di queste parole è che il figlio una volta diventato adulto, se intende diventare una coppia, cioè diventare “uno” con la sua partner, deve lasciare il padre e la madre, separarsene, non solo fisicamente ma anche in termini psichici. Il compimento di questo passo è di difficile realizzazione ovvero non avviene in maniera automatica con l’uscita dalla casa genitoriale. Spesso è possibile osservare dei distacchi che in realtà sono solo apparenti: pur essendosi allontanati fisicamente dalla casa paterna i figli/neo sposi  non  riescono a considerare, quella col partner, la relazione privilegiata, quella su cui investire di più. Psicologicamente restano profondamente vincolati all’uno o all’altro dei propri genitori e ancorati  nella primaria condizione di figli.
La relazione con i genitori è asimmetrica, il figlio si trova nella condizione di ricevere cure più che darle. La relazione col coniuge, di contro è caratterizzata dall’equità nel darle e riceverle, è paritaria, prevede un rapporto simmetrico ed è per questo più impegnativa.  Chi è stato molto accudito e amato, fatica ad abbandonare questo tipo di legame privilegiato e gratificante col genitore e lo continua a ricercare anche una volta sposato. Esiste tuttavia l’evenienza opposta, quella in cui la fatica a lasciare il padre o la madre, dunque a svincolarsene trova ragione in un sentimento di trascuratezza affettiva esperita da parte di uno di loro, o di entrambi. Detto altrimenti, il distacco non è realizzabile se si sente di non aver ricevuto abbastanza in termini affettivi, se  – usando  una metafora – si è usciti di casa con le “valigie troppo vuote”. In questo caso accade che il figlio/a si ostini nell’inutile inseguimento del genitore da cui si sente di dover essere risarcito/a ottenendo tuttavia come effetto che il partner se ne senta tradito perché posto in secondo piano. Non si può maturare come coppia se non si matura la separazione dalle famiglie d’origine. Il coinvolgimento con queste ultime deve potersi configurare come un’intimità/sostegno a distanza. Il sostegno a distanza risulta poi particolarmente importante in occasione della nascita dei figli: sostenere nel ruolo di genitori i propri figli, partecipare alla vita dei nipoti senza assumere il ruolo di genitori vicari ma assumendo la nuova identità di nonni consente di evitare il rischio di incorrere in uno dei due estremi dato dall’invadenza e dal disinteresse. Solo spostandosi indietro di una posizione i nonni possono permettere ai loro figli di diventare le autorità parentali centrali, ma anche questi devono potersi autorizzare a compiere questo decisivo passo in avanti, assegnando alla relazione col partner un ruolo privilegiato, regolando la distanza con le famiglie d’origine, tracciando nuovi confini con esse. In conclusione, ognuno è impegnato a compiere un salto in avanti e indietro lungo il ciclo di vita familiare, l’accettazione quindi della transitorietà del proprio ruolo si configura come segnale forte in grado di annunciare un avvenuto passaggio di consegne tra generazioni familiari. I coniugi devono dunque assumersi in pieno la responsabilità del compito di avviare e portare avanti e ancora riattivare, quando necessario, questi processi di svincolamento per il benessere della propria relazione.
Dott.ssa Moira Melis

Bibliografia
Cirillo, S., I molteplici tradimenti nella vita di coppia, disponibile on line presso http.// www.scuolamaraselvini.it
Scabini,E., Cigoli, V. (2000), Il famigliare. Legami, simboli e transizioni, Milano, Cortina
Scabini, E., Rossi G.,(2000) Dono e perdono nelle relazioni familiari e sociali, Milano, Vita e Pensiero
Scabini, E.,(1995) Psicologia sociale della famiglia, Torino, Bollati Boringhieri, pp.119-138