Un blog di psicologhe, di colleghe in continua formazione, tutte con esperienze professionali diverse unite dalla passione per lo stesso lavoro.



Con questo blog vorremmo informare e diffondere contenuti di carattere psicologico che possano essere spunto di confronto e condivisione di esperienze e opinioni, pertanto siete tutti invitati ad offrire il vostro prezioso contributo attraverso commenti e suggerimenti.



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giovedì 26 novembre 2015

#VoltaPagina capitolo III. Gli psicofarmaci


Terzo capitolo della campagna di promozione della figura dello Psicologo. 

Se hai un problema emotivo, una disarmonia in famiglia, nella scuola, nel lavoro, nella vita sociale, rivolgiti a uno psicologo.
Lo psicologo è un professionista con una laurea specifica, che ha superato un Esame di Stato ed è iscritto a un Albo pubblico che ne certifica la formazione e la preparazione ad affrontare esattamente quei problemi emotivi, psicofisici, ma anche sociali e organizzativi entro cui si genera il tuo stato di malessere.
Non affidarti a chi non ha la giusta competenza per aiutarti. Psicologi e Psicoterapeuti sono i professionisti adeguati e formati appositamente per venirti in aiuto.

11,2 milioni di italiani assumono psicofarmaci.

Chi va dallo psicologo è matto?

#VoltaPagina

giovedì 19 novembre 2015

#VoltaPagina il secondo video



Il 40% degli italiani ha consultato almeno una volta un mago.
Solo il 20% ha consultato almeno una volta uno psicologo. 

#VoltaPagina

mercoledì 11 novembre 2015

Campagna di sensibilizzazione e promozione della figura dello psicologo #VoltaPagina



#VoltaPagina è la Campagna video di 
sensibilizzazione e promozione della professione di psicologo
 lanciata da Ordine Psicologi Lazio.


Date un'occhiata al video e ai link che trovate qui sotto e.... fatelo girare!  



http://www.ordinepsicologilazio.it/voltapagina/

https://www.facebook.com/video.php?v=855630061217963

lunedì 19 ottobre 2015

Inside Out e le emozioni


Tutti ne parlano ma voi lo avete visto? 
 


Cliccando sul link trovate l'invito all'evento organizzato dall'Ordine degli Psicologi della Lombardia a tema: educare alle emozioni. 




domenica 13 settembre 2015

INIZIA LA SCUOLA!



Settembre è ormai arrivato da un po’…e domani la maggior parte delle scuole riapriranno!
Un appuntamento importante per molti, soprattutto per i nuovi piccoli studenti della scuola primaria che si troveranno ad affrontare una nuova grande avventura.

COME VIVE UN BAMBINO L'INGRESSO ALLA SCUOLA PRIMARIA?
Sicuramente questo nuovo inizio coincide con un processo di crescita in cui il bambino si trova a dover compiere uno sforzo di adattamento alla nuova realtà. Interessante come la Dott.ssa Gentile di Roma definisce questo ingresso del bambino “un po’ come uscire di casa, da solo, col proprio bagaglio costruito nei precedenti cinque anni e avventurarsi in un mondo nuovo, verso la crescita e quindi verso la vita, con le sue sfide e i suoi rischi”.
In generale un bambino di 5-6 anni è pronto ad affrontare questi cambiamenti in quanto dovrebbe aver raggiunto un certo grado di autonomia personale, ha maturato nel tempo consapevolezza di se stesso e degli altri e ha iniziato a trovare piacere nell’apprendere e conoscere nuovi contenuti della realtà.
Di solito i primi giorni vengono vissuti con serenità nonostante ci sia il grande sforzo di adattarsi alle nuove regole. Ogni bambino, in ogni caso, avrà i suoi ritmi e quindi è giusto seguirli dando lui il tempo di affrontare tutte le novità. 

I GENITORI COSA POSSONO FARE?
Molto importante è anche il punto di vista dei genitori in quanto saranno loro a veicolare molte impressioni sulla scuola. Quindi è fondamentale non solo chiedersi come vivono questo ingresso i bambini, ma come lo vivono anche gli adulti. Se i genitori sapranno vivere con serenità questo nuovo inizio, di riflesso anche i bambini si sentiranno più tranquilli e positivi verso la nuova realtà. Se invece l’ingresso alla scuola viene visto come un’occasione per capire quanto è “bravo” il proprio figlio, sarà più facile sviluppare nel piccolo ansia da prestazione o una vera e propria paura della scuola.
È importante, quindi, che questa avventura venga vissuta giorno per giorno insieme, condividendo paura e timori, spiegando bene ai proprio figli come saranno le cose in modo che loro possano prepararsi per un ambiente ai loro occhi il più possibile sicuro e prevedibile. Preparare il materiale insieme, scambiarsi racconti sulla vita scolastica attuale (dei propri figli) e passata (dei genitori), guardare insieme i quaderni e i lavori al fine di gratificare la loro fatica e il loro impegno sono tutti comportamenti che aiutano il bambino ad adattarsi e gli insegnano a comprendere quanto la scuola sia importante. 

I DOCENTI COSA POSSONO FARE?
Anche i docenti sono ovviamente un fondamentale ingrediente al fine di rendere questo percorso di vita il più sereno possibile. I primi giorni sono quelli della conoscenza sia dei nuovi compagni e delle insegnanti, dell’ambiente e dei suoi ritmi molto diversi da quelli della scuola dell’infanzia. È importante che si possa parlare, anche a scuola, di come viene vissuto emotivamente questo nuovo percorso in modo che anche i bambini possano comprendere che anche con le nuove insegnanti si può parlare di come si sta, di come si vive questa avventura, delle paure e
delle cose che entusiasmano. Anche i primi apprendimenti dovrebbero essere anche a scuola scarichi completamente dalla prestazione, ma carichi invece della voglia di imparare consapevoli della fatica e del fatto che giorno dopo giorno si riuscirà a fare meglio.

Beh…il 14 settembre è alle porte…quindi manca solo…un grande in bocca al lupo!

Dott.ssa Prada Laura

martedì 21 luglio 2015

Coppia, Tradimento e Relazioni.


Un interessante video in cui la dottoressa Esther Perel, terapeuta di coppia e della famiglia, si rivolge a chi ha tradito o a chi viene tradito esponendo un nuovo punto di vista per meglio comprendere le relazioni tra persone. 
L'intervento è tratto dal link:


E' un pò lungo ma molto interessante e offre diversi stimoli di pensiero e riflessione. 



Qui la traduzione dell'intero intervento:

Perché tradiamo? Perché le persone felici tradiscono? Quando parliamo di “infedeltà” a cosa ci riferiamo di preciso? È un incontro occasionale, una storia d’amore, sesso a pagamento, una chat di incontri, un massaggio con lieto fine? Perché pensiamo che gli uomini tradiscano per noia e paura dell’intimità, e che le donne tradiscano per solitudine e desiderio d’intimità? Un’avventura significa sempre la fine di un rapporto?
Negli ultimi dieci anni ho viaggiato per il mondo e lavorato approfonditamente con centinaia di coppie che sono state distrutte dall’infedeltà. C’è un solo tipo di trasgressione che può privare una coppia della propria relazione, della felicità e dell’identità: un’avventura. Tuttavia, questo fatto così comune è poco compreso. Quindi questo intervento è per chiunque abbia mai amato.
L’adulterio esiste da che è stato inventato il matrimonio, ed anche il tabù che lo riguarda. Infatti, l’infedeltà ha una tenacia che il matrimonio le può soltanto invidiare, al punto che questo è l’unico comandamento che viene ripetuto due volte nella Bibbia: una volta per l’azione e una volta per l’intenzione. (Risate) Così, come conciliamo ciò che è universalmente proibito e tuttavia universalmente praticato?
Nel corso della storia, gli uomini hanno avuto di fatto una licenza per tradire con poche conseguenze, supportati da innumerevoli teorie biologiche ed evoluzionistiche che giustificano la loro necessità di darsi da fare, la doppia morale è vecchia come l’adulterio stesso. Ma chi sa davvero cosa succede sotto le lenzuola? Perché quando si parla di sesso, la pressione per gli uomini è di vantarsi ed esagerare, mentre la pressione per le donne è di nascondere, minimizzare e negare, il che non è affatto sorprendente se pensate che ci sono ancora nove nazioni dove le donne possono essere uccise per adulterio.
Un tempo monogamia significava una persona per la vita. Oggi, monogamia significa una persona per volta.
(Applausi)
Probabilmente molti di voi avranno detto “sono stato monogamo in tutte le mie relazioni”.
(Risate)
Un tempo ci sposavamo, e facevamo sesso per la prima volta. Invece oggi ci sposiamo e smettiamo di fare sesso con altri. Il fatto è che la monogamia non ha nulla a che fare con l’amore. L’uomo faceva affidamento sulla fedeltà della donna per conoscere la paternità dei bambini, e decidere chi doveva ereditare le sue mucche una volta morto.
Tutti vogliono sapere qual è la percentuale di persone che tradiscono. Mi è stata fatta questa domanda appena arrivata a questa conferenza.
(Risate)
Sto parlando di voi. Però la definizione di infedeltà continua a espandersi: sexting, guardare i porno, essere attivo segretamente nelle app di appuntamenti. Poiché non c’è una definizione universalmente riconosciuta di che cosa costituisca infedeltà, la stima varia notevolmente, tra il 26% e il 75%. Come se non bastasse, noi tutti siamo contraddizioni viventi. Quindi il 95% di noi dirà che è terribilmente sbagliato da parte del nostro partner mentire su un’avventura, ma lo stesso numero dirà che è esattamente quello che faremmo se ne avessimo una.
(Risate)
Ora, questa è una definizione che mi piace di cosa sia un’avventura, riunisce tre elementi chiave: una relazione segreta, che è l’essenza di un’avventura; un legame in varia misura emotivo; e un’alchimia sessuale. Qui la parola chiave è alchimia, perché il brivido erotico è tale che il bacio che stai soltanto immaginando di dare può essere forte e seducente come ore e ore passate a fare l’amore. Come disse Marcel Proust, è la nostra immaginazione la causa dell’amore, non l’altra persona.
Insomma, non è mai stato così facile tradire e non è mai stato così difficile mantenere il segreto. E l’infedeltà non ha mai preteso un tale tributo psicologico. Quando il matrimonio era un affare economico, l’infedeltà minacciava la nostra sicurezza economica. Ma oggi che il matrimonio è un accordo romantico, l’infedeltà minaccia la nostra sicurezza emotiva. Paradossalmente, un tempo si ricorreva all’adulterio come spazio in cui cercare il vero amore. Oggi che cerchiamo l’amore nel matrimonio, l’adulterio lo distrugge.
Credo che ci siano tre modi in cui l’infedeltà ferisce in modo diverso, oggi. Abbiamo un ideale romantico per cui ci rivolgiamo a una persona per soddisfare un’infinita lista di bisogni: essere l’amore più grande, il mio migliore amico, il miglior genitore, il mio fidato confidente, il mio compagno emozionale, il mio pari intellettuale. E io sono: la prescelta, l’unica, l’indispensabile, l’insostituibile, sono quella giusta. Ma l’infedeltà mi dice che non lo sono. È il tradimento estremo. L’infedeltà manda in frantumi la grande ambizione d’amore. Se nel corso della storia, l’infedeltà è sempre stata dolorosa, oggi è spesso traumatica, perché minaccia il nostro senso del sé.
Il mio paziente Fernando è tormentato. Ripete continuamente: “Pensavo di conoscere la mia vita. Pensavo di sapere chi tu fossi, chi fossimo come coppia, chi fossi io. Adesso dubito di tutto”. Infedeltà - una violazione della fiducia, una crisi di identità. “Posso fidarmi ancora di te?”, si chiede. “Posso fidarmi ancora di qualcuno?”.
Ed è anche quello che mi dice la mia paziente Heather, quando mi parla della sua storia con Nick. Sposata, con due figli. Nick è partito per un viaggio d’affari, e Heather sta giocando con l’iPad di lui insieme ai ragazzi, quando vede un messaggio comparire sulla schermo: “Non vedo l’ora di vederti”. Strano, pensa lei, ci siamo appena visti. Quindi un altro messaggio: “Non vedo l’ora di stringerti tra le mie braccia”. Ed Heather capisce che i messaggi non sono per lei. Lei mi racconta che anche suo padre aveva delle avventure, che sua madre aveva trovato uno scontrino nella sua tasca, e del rossetto sul colletto. Heather inizia a scavare, e scopre centinaia di messaggi, scambi di fotografie e desideri espressi. I vividi dettagli di due anni di relazione di Nick svelati davanti a lei in tempo reale, e mi fa pensare: le avventure nell’era digitale sono una morte lenta per dissanguamento.
Ecco un altro paradosso con il quale abbiamo a che fare oggigiorno. A causa dell’ideale romantico, confidiamo nella fedeltà del nostro partner con fervore unico. Ma non siamo mai stati più inclini al tradimento, non perché oggi abbiamo più desideri, ma perché viviamo in un’epoca in cui ci sentiamo autorizzati a rincorrere i nostri desideri, perché questa è la cultura del “mi merito di essere felice”. Se un tempo si divorziava perché eravamo infelici, oggi si divorzia perché potremmo essere più felici. E se il divorzio portava grande vergogna, oggi, scegliere di rimanere quando si può andare è la nuova vergogna. Heather non può parlare con le amiche perché teme che la giudichino per il fatto di essere ancora innamorata di Nick, e ovunque si giri, riceve lo stesso consiglio: lascialo, buttalo fuori di casa. Se la situazione fosse invertita, Nick sarebbe nella stessa condizione. Rimanere è la nuova vergogna.
Quindi se possiamo divorziare, perché abbiamo ancora delle storie? La supposizione tipica è che se qualcuno tradisce, o c’è qualcosa di sbagliato nel rapporto o c’è qualcosa di sbagliato in te. Ma milioni di persone non possono essere tutte malate. La logica funziona così: se a casa hai tutto quello di cui hai bisogno allora non c’è necessità di guardare altrove, dando per scontato che esista una cosa come il matrimonio perfetto, che ci vaccina contro il desiderio di esplorare. E se la passione avesse una durata limitata? E se ci fossero cose che nemmeno una buona relazione potrà mai fornirci? Se persino le persone felici tradiscono, di cosa si tratta?
La maggior parte delle persone con le quali lavoro non sono impenitenti libertini. Spesso sono persone che credono profondamente nella monogamia, perlomeno per il loro partner. Ma si trovano in conflitto tra i loro valori e i loro comportamenti. Spesso sono persone che sono state fedeli per decenni, ma che un giorno superano il confine che non credevano avrebbero mai oltrepassato, rischiando di perdere tutto. Ma per quale miraggio? Le avventure sono tradimenti, e sono anche l’espressione di un desiderio e di una perdita. Nel cuore di un’avventura, spesso troverai il desiderio e la voglia di un legame emotivo, della novità, della libertà, dell’autonomia, dell’intensità sessuale, del desiderio di riconquistare parti perdute di noi stessi o il tentativo di riportare indietro la vitalità di fronte a una perdita e a una tragedia.
Penso a un’altra mia paziente, Priya, che è felicemente sposata, che ama suo marito, che non lo vorrebbe mai ferire. Ma mi dice anche che ha sempre fatto quello che ci si aspettava da lei: brava ragazza, brava moglie, brava madre, accudisce i suo genitori immigrati. Priya si è innamorata del giardiniere che le ha rimosso un albero dal giardino dopo l’uragano Sandy. Con il suo furgone e i suoi tatuaggi, è esattamente l’opposto di lei. Ma a 47 anni, la storia di Praya riguarda l’adolescenza che non ha mai avuto. La sua storia sottolinea che quando cerchiamo lo sguardo di un altro non è sempre al nostro partner che voltiamo le spalle, ma alla persona che siamo diventati. Non stiamo cercando tanto un’altra persona, quanto stiamo cercando un altro noi stessi.
In tutto il mondo c’è una cosa che le persone che hanno delle avventure mi dicono sempre. Si sentono vive. Mi parlano spesso di storie di perdite recenti, di un genitore morto, di un amico che se ne è andato troppo presto, cattive notizie dal medico. La morte e la mortalità spesso vivono all’ombra di un’avventura, perché sollevano queste domande. È tutto qui? C’è di più? Continuerò così per altri 25 anni? Proverò ancora quella cosa? Questo mi ha portata a pensare che forse queste domande sono quelle che spingono le persone a superare il confine, che alcune storie sono il tentativo di ricacciare indietro la mortalità, un antidoto contro la morte.
Contrariamente a quanto potete pensare, le avventure hanno poco a che fare con il sesso e molto di più con il desiderio: desiderio di attenzione, desiderio di sentirsi speciali, desiderio di sentirsi importanti. La struttura precisa di un’avventura, il fatto che non potrete mai avere il vostro amante, vi porta a volerlo. È di per se stesso una macchina del desiderio, perché l’incompletezza, l’ambiguità, ti fanno volere quello che non puoi avere.
Alcuni di voi probabilmente penseranno che le avventure non capitino nelle relazioni aperte, invece succedono. Prima di tutto, il tema della monogamia non coincide con il tema dell’infedeltà. Ma il problema è che, a quanto sembra, persino quando abbiamo la libertà di avere altri partner sessuali, pare che siamo comunque attirati dal gusto del proibito, che se facciamo quel che non dovremmo, allora ci sentiamo come se davvero stessimo facendo quello che vogliamo. Ho anche detto a parecchi dei miei pazienti che se potessero portare nelle loro relazioni un decimo del coraggio, dell’immaginazione e del brio che mettono nelle loro avventure, allora probabilmente non avrebbero mai bisogno di me.
(Risate)
Come si guarisce da un’avventura? Il desiderio è profondo. Il tradimento è profondo. Ma può essere curato. Alcune storie sono le campane a morto per relazioni che stanno già avvizzendo. Ma altre ci daranno la scossa per nuove possibilità. Il fatto è che la maggior parte delle coppie che hanno provato il tradimento, restano insieme. Ma alcune di queste si limiteranno a sopravvivere, mentre altre saranno davvero in grado di trasformare la crisi in un’opportunità. Saranno in grado di trasformarla in una esperienza di crescita. E penso davvero che sia così ancora di più per il partner tradito, che spesso dirà:”Non pensi che anch’io volessi di più? Ma non sono quello che l’ha fatto”. Ma adesso che l’avventura è stata scoperta, anche loro vogliono di più, non devono più difendere lo status quo che può non funzionare più pure per loro.
Ho notato che molte coppie nel periodo immediatamente successivo a un’avventura, a causa di questo nuovo disordine possono davvero giungere a un nuovo ordine, avranno la profondità di conversazioni con onestà e franchezza che non hanno avuto per decenni. Partner che erano sessualmente indifferenti si ritrovano all’improvviso così bramosamente voraci che non si spiegano cosa sia successo. Qualcosa relativo alla paura della perdita ravviverà il desiderio e farà spazio a un tipo di verità completamente nuova.
Così quando un’avventura viene scoperta, quali sono le cose specifiche che le coppie possono fare?Sappiamo che i traumi iniziano a guarire quando il colpevole riconosce la propria colpa. Così per il partner che ha avuto un’avventura, per Nick, una cosa è porre fine all’avventura, un’altra è l’essenziale, importante atto di esprimere senso di colpa e rimorso per aver ferito la moglie. Ma la verità è che ho notato che parecchie persone che hanno avuto un’avventura possono sentirsi terribilmente in colpa per aver ferito il proprio partner, ma non si sentono in colpa per l’esperienza in sé del tradimento.
La distinzione è importante. È necessario che Nick mantenga l’attenzione sulla relazione. È necessario che diventi, per un po’, il custode dei confini. È sua la responsabilità di ristabilirli, perché se ci si dedica, lui può dare sollievo all’ossessione di Heather, assicurandosi che l’avventura non sarà dimenticata, e questo, di per sé, comincia a ripristinare la fiducia.
Ma per Heather, o per i partner traditi, è essenziale fare cose che gli ridiano un senso di autostima,circondarsi d’amore, di amici e di attività che ridiano gioia, senso e identità. Ma anche più importante è tenere a freno la curiosità di cercare di scoprire i sordidi dettagli. Dove eri? Dove l’hai fatto? Quante volte? Lei è meglio di me a letto? Domande che infliggono soltanto ulteriore dolore, e che ci tengono sveglie la notte. E invece, sostituirle con quelle che chiamo domande di esplorazione, quelle che fanno uscire il senso e le motivazioni. Cosa ha significato per te questa storia? Cosa riuscivi ad esprimere o a provare che non riesci più a provare con me? Come ti sentivi quando tornavi a casa? Che cosa di noi due ha valore per te? Sei contento che sia finita?
Ogni avventura ridefinisce la relazione, e ogni coppia deciderà quale sarà l’eredita dell’avventura. Ma le avventure sono qui per rimanere, e non se ne andranno. Il dilemma fra amore e desiderio, non si piega a risposte semplici: bianco e nero, buono e cattivo, vittima e carnefice. Il tradimento in una relazione si manifesta sotto molti aspetti. Ci sono molti modi in cui tradiamo il nostro partner: con il disprezzo, con la trascuratezza, con l’indifferenza, con la violenza. Il tradimento sessuale è solo uno dei modi per ferire il partner. In altre parole, la vittima di un’avventura non è sempre la vittima del matrimonio.
Mi avete ascoltato, so cosa state pensando: lei ha un accento francese, deve essere favorevole alle avventure.
(Risate)
Vi sbagliate. Non sono francese.
(Applausi)
E non sono favorevole alle avventure. Ma poiché ritengo che da un’avventura possa uscire del bene, mi è stata spesso posta questa domanda davvero strana: Potrei consigliarla? Non vi consiglierei di concedervi un’avventura più di quanto vi raccomanderei di avere il cancro, anche se sappiamo che le persone che sono state male spesso parlano di come la malattia abbia fornito loro una nuova prospettiva. Tornando alla domanda iniziale che mi è stata posta quando sono arrivata a questa conferenza, cioè se avrei parlato a favore o contro l’infedeltà. Ebbene, la risposta è “sì”.
(Risate)
Guardo alle avventure da una doppia prospettiva: da un lato dolore e tradimento, dall’altro crescita e scoperta del sé, quello che fa a voi e quello che significa per me. Quando una coppia viene da me nel periodo successivo a un’avventura che è stata scoperta, dico loro sempre così: oggi in Occidente la maggior parte di noi avrà due o tre relazioni o matrimoni, alcuni di noi l’avranno con la stessa persona. Il vostro primo matrimonio è finito. Vi piacerebbe ricostruirne un secondo insieme?
Grazie. 



Volete condividere qualche pensiero? Cosa ne pensate? 

dott.ssa Laura Tresoldi

sabato 13 giugno 2015

ULTIMI DATI ISTAT SULLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE DENTRO E FUORI LA FAMIGLIA

    

La violenza contro le donne è fenomeno ampio e diffuso. 6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni: il 20,2% ha subìto violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% forme più gravi di violenza sessuale come stupri e tentati stupri. Sono 652 mila le donne che hanno subìto stupri e 746 mila le vittime di tentati stupri.

Le donne straniere hanno subìto violenza fisica o sessuale in misura simile alle italiane nel corso della vita (31,3% e 31,5%). La violenza fisica è più frequente fra le straniere (25,7% contro 19,6%), mentre quella sessuale più tra le italiane (21,5% contro 16,2%). Le straniere sono molto più soggette a stupri e tentati stupri (7,7% contro 5,1%). Le donne moldave (37,3%), rumene (33,9%) e ucraine (33,2%) subiscono più violenze.

I partner attuali o ex commettono le violenze più gravi. Il 62,7% degli stupri è commesso da un partner attuale o precedente. Gli autori di molestie sessuali sono invece degli sconosciuti nella maggior parte dei casi (76,8%).

Il 10,6% delle donne ha subìto violenze sessuali prima dei 16 anni. Considerando il totale delle violenze subìte da donne con figli, aumenta la percentuale dei figli che hanno assistito ad episodi di violenza sulla propria madre (dal 60,3% del dato del 2006 al 65,2% rilevato nel 2014)
Le donne separate o divorziate hanno subìto violenze fisiche o sessuali in misura maggiore rispetto alle altre (51,4% contro 31,5%). Critica anche la situazione delle donne con problemi di salute o disabilità: ha subìto violenze fisiche o sessuali il 36% di chi è in cattive condizioni di salute e il 36,6% di chi ha limitazioni gravi. Il rischio di subire stupri o tentati stupri è doppio (10% contro il 4,7% delle donne senza problemi).

Emergono importanti segnali di miglioramento rispetto all'indagine precedente: negli ultimi 5 anni le violenze fisiche o sessuali sono passate dal 13,3% all'11,3%, rispetto ai 5 anni precedenti il 2006. Ciò è frutto di una maggiore informazione, del lavoro sul campo, ma soprattutto di una migliore capacità delle donne di prevenire e combattere il fenomeno e di un clima sociale di maggiore condanna della violenza.

È in calo sia la violenza fisica sia la sessuale, dai partner e ex partner (dal 5,1% al 4% la fisica, dal 2,8% al 2% la sessuale) come dai non partner (dal 9% al 7,7%). Il calo è particolarmente accentuato per le studentesse, che passano dal 17,1% all'11,9% nel caso di ex partner, dal 5,3% al 2,4% da partner attuale e dal 26,5% al 22% da non partner.

In forte calo anche la violenza psicologica dal partner attuale (dal 42,3% al 26,4%), soprattutto se non affiancata da violenza fisica e sessuale.

Alla maggiore capacità delle donne di uscire dalle relazioni violente o di prevenirle si affianca anche una maggiore consapevolezza. Più spesso considerano la violenza subìta un reato (dal 14,3% al 29,6% per la violenza da partner) e la denunciano di più alle forze dell'ordine (dal 6,7% all'11,8%). Più spesso ne parlano con qualcuno (dal 67,8% al 75,9%) e cercano aiuto presso i servizi specializzati, centri antiviolenza, sportelli (dal 2,4% al 4,9%). La stessa situazione si riscontra per le violenze da parte dei non partner.

Rispetto al 2006, le vittime sono più soddisfatte del lavoro delle forze dell'ordine. Per le violenze da partner o ex, le donne molto soddisfatte passano dal 9,9% al 28,5%.
Si segnalano però anche elementi negativi. Non si intacca lo zoccolo duro della violenza, gli stupri e i tentati stupri (1,2% sia per il 2006 sia per il 2014). Le violenze sono più gravi: aumentano quelle che hanno causato ferite (dal 26,3% al 40,2% da partner) e il numero di donne che hanno temuto per la propria vita (dal 18,8% del 2006 al 34,5% del 2014). Anche le violenze da parte dei non partner sono più gravi.

3 milioni 466 mila donne hanno subìto stalking nel corso della vita, il 16,1% delle donne. Di queste, 1 milione 524 mila l'ha subìto dall'ex partner, 2 milioni 229 mila da persone diverse dall'ex partner.

http://www.istat.it/it/archivio/161716

mercoledì 3 giugno 2015

FAMILY DAY PER IL COMPLEANNO DEL CENTRO COME.TE DI LODI


Ai nostri lettori vogliamo comunicare che il giorno venerdì 12 giugno 2015 al Centro Come.Te per lo studio e la cura del trauma della cooperativa Sol.i a Lodi,  in via Agostino da Lodi, n° 9  c'è il FAMILY DAY. Una giornata di colloqui gratuiti dalle 10 alle 18 per avvicinare le famiglia alla cura psicologica.
Al Centro Come.Te troverete servizi di psicologia e psicoterapia, psicologia giuridica, logopedia, mediazione familiare.
Chiamate per la vostra consulenza gratuita o venite a trovarci!
Dott.ssa Arianna Borchia

martedì 25 novembre 2014

25 NOVEMBRE. GIORNATA INTERNAZIONALE PER L'ELIMINAZIONE DELLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE

Donne al quadrato

Ci sono le donne….

e poi ci sono le donne donne

E quelle non devi provare a capirle,

sarebbe una battaglia persa in partenza.

Le devi prendere e basta.

Devi prenderle e baciarle,

e non dare loro il tempo di pensare.

Devi spezzare via,

con un abbraccio che toglie il fiato,

quelle paure che ti sapranno confidare

una volta soltanto,

a bassa bassissima voce.

Perché si vergognano delle proprie debolezze e,

dopo avertele raccontate, si tormenteranno

– in un agonia lenta e silenziosa-

al pensiero che scoprendo il fianco e mostrandosi umane

e facili e bisognose per un piccolo fottutissimo attimo,

vedranno le tue spalle voltarsi ed i tuoi passi allontanarsi.

Perciò prendile e amale.

Amale vestite, e senza trucco

che a spogliarsi sono brave tutte.

Amale indifese e senza trucco,

perché non sai quanto gli occhi

di una donna possono trovare scudo

dietro un velo di mascara.

Amale addormentate, un po’ ammaccate

quando il sonno le stropiccia.

Amale sapendo che non ne hanno bisogno,

sanno bastare a se stesse.

Ma appunto per questo,

sapranno amare te come

nessuna prima di loro.

(Antonia Storace)


In occasione della  giornata internazionale contro la violenza sulle donne, condivido con voi questa poesia che ho ricevuto, dono di una donna forte e sensibile.

M.V.

martedì 18 novembre 2014

Un territorio che si attiva per i suoi ragazzi


Una collaborazione sul territorio Monzese tra agenzie e il Tavolo Medie dei territori di Regina Pacis e santi Giacomo e Donato di cui faccio parte.


























 dott.ssa Laura Tresoldi

martedì 11 novembre 2014

Adolescenza e Adozione: una serata per conoscere meglio le difficoltà delle famiglie e dei ragazzi.


GENITORI SI DIVENTA: 
L’associazione Genitori si diventa - onlus nasce a livello nazionale nel 1999 quando alcune famiglie adottive hanno sentito la necessità di dare vita ad una associazione di volontariato che si poneva l’obiettivo di effettuare interventi a favore delle coppie che intendevano diventare genitori adottivi o che, avendo già dei figli, vivevano l’esigenza di approfondire i temi dell’essere genitori.

mercoledì 29 ottobre 2014

INIZIATIVA in occasione della "Giornata internazionale per l'eliminazione delle violenze sulle donne"

Iniziativa in occasione del 25 novembre
Giornata internazionale per l’eliminazione delle violenze sulle donne” promossa dall'Associazione di volontariato contro la violenza sulle donne "Filo di Arianna" e patrocinata dal Comune di Rozzano
INVITO
LA VIOLENZA NON HA ETA'

Domenica 23 novembre 2014 – ore 16,30 presso la sala conferenze Centro culturale Cascina Grande di Rozzano
Programma
ore 16,30 Apertura e presentazione del pomeriggio
saluti del Sindaco Barbara Agogliati e dell'assessore alle pari opportunità, Fiorella Imprenti
ore 17,00 Intervento "La violenza non ha età" a cura della dott.ssa Moira Melis, Psicologa Sistemico-Relazionale
- visione dello spezzone tratto dal film "La verità è che non gli piaci abbastanza"
- analisi della foto con focus sui danni psicologici osservabili nei bambini vittime di violenza e conseguenti deficit nella costruzione delle relazioni sentimentali in età adulta
- introduzione al libro autobiografico di Asa Grennvall "7° Piano" e visione della graphic novel
- proiezione delle illustrazioni più esemplificative del libro "7° Piano" in cui si mettono a fuoco le diverse fasi della storia sentimentale dell'autrice con il partner che si rivelerà violento
- proiezione del cortometraggio "Piccole cose di valore non quantificabile" di Genovese e Miniero
ore 19,00 Conclusioni e rinfresco
E’ un dramma trasversale quello della violenza, ne sono vittime i bambini così come gli adulti, senza distinzione di età.  Spesso la violenza viene interpretata in maniera distorta come forma di amore, o modalità attraverso cui esprimere un interesse preferenziale per l’altro. Si può essere indotti da piccoli a credere erroneamente che amore e violenza siano due facce della stessa medaglia. Mostreremo che così non è, amore e violenza non sono infatti sovrapponibili, sono antagonisti. In amore non è contemplata alcuna forma di violenza! C’è violenza solo laddove non c’è amore: occorre prenderne consapevolezza, abbattere il muro del silenzio e chiedere aiuto senza timore o vergogna o sensi di colpa. Sia la protagonista del cortometraggio “Piccole cose di valore non quantificabile”, che Asa Grennvall, autrice quest’ultima del libro autobiografico “7° piano” hanno entrambe compiuto una scelta coraggiosa…...
Dott.ssa Moira Melis
 
 
 
 
 

 

lunedì 15 settembre 2014

LA VIOLENZA PSICOLOGICA

"Non aiutate l'aggressore a rimanere invisibile" lui trae vantaggio dal vostro silenzio per sfuggire alle proprie responsabilità. Non permettete che vi agisca altra violenza. Rivolgetevi ai centri antiviolenza.

Dott.ssa Moira Melis 

lunedì 8 settembre 2014

Selfie e FotoTerapia


Selfietermine derivato dalla lingua inglese, forma di AUTORITRATTO fotografico realizzata principalmente attraverso uno smartphone, un tablet o una fotocamera digitale, puntando verso se stessi e scattando.
Lo sviluppo delle tecnologie ha portato poi dal vecchio autoscatto fatto tenendo la fotocamera in mano davanti al viso, ai programmi per specchiarsi nello smartphone, in loro assenza viene ritratto il proprio viso negli specchi, nelle vetrine, in qualunque superficie riflettente.


L’utilizzo dei selfie è strettamente legato ai social network ( facebook, instagram, twitter,…) e al ricevere un “like”, quindi approvazione e gradimento, quando viene condiviso sul social il momento della  giornata che è stato ritratto: il viso al risveglio, il contenuto di un pranzo o una cena, l'attività sportiva praticata, dove ci si trova e con chi, …
C’è chi parla di sindrome da selfie, di narcisismo (vedi  “la sindrome da selfie, come internet ci rende narcisisti” dal sito BestComputerScienceSchools) , di depressione, schizofrenia e chi semplicemente dice che renda dei guardoni.  

Ma ci sono altri utilizzi possibili: le tecniche foto terapeutiche dell’autoritratto.
Il termine  AUTORITRATTO include qualunque rappresentazione fotografica che abbia a che fare con la percezione che un individuo ha di se stesso, sia essa reale o metaforica. La creazione di un autoritratto non è condizionata da nessun altro che non sia il soggetto.
Gli AUTORITRATTI  sono fotografie che ritraggono noi, i nostri corpi o qualsiasi altra cosa riteniamo ci rappresenti. Poiché sono fotografie del soggetto, fatte dal soggetto stesso, gli AUTORITRATTI hanno la capacità di essere mezzi potenti e incontestabili di auto-confronto.
Quando le persone posano per delle foto, anche per quelle che si scattano da sole, di solito hanno le idee chiare su come vogliono apparire nell’immagine finale, e queste idee rappresentano il modo in cui sperano di apparire agli altri nella vita reale.
L’utilizzo dell’autoritratto nella fototerapia può offrire una visione del sé “da fuori”, come se appartenesse ad un'altra persona. Questo permette di confrontare l’immagine esteriore con l’immagine interiore spesso idealizzata. Una discrepanza tra le due può generare conflitti inconsci e tensioni interiori.
La teoria dell’autoconsapevolezza oggettiva enfatizza il valore terapeutico del vedere sé stessi dal punto di vista di un’altra persona, possibilità che l’utilizzo dell’autoritratto permette ad ogni soggetto.

Tra i benefici della terapia dell’autoritratto sicuramente troviamo:  la possibilità di confronti emozionali diretti; l’identificazione delle diverse parti di sé; l’utilizzo del non-verbale ( spesso una barriera per chi ha alte difese).

Un piccolo assaggio di una tra le tecniche di foto terapia presentate da Judy Weiser nel suo libro
 " Foto Terapia. Tecniche e strumenti per la clinica e gli interventi sul campo". Franco Angeli, 2013.


dott.ssa Laura Tresoldi


martedì 26 agosto 2014

Le TRAUMATICHE avventure del figlio di Freud


Dal sito "state of mind" una simpatica vignetta sui metodi educativi di Freud verso il ... povero figlio!



domenica 29 giugno 2014

Elogio alla follia - Geri's Game



La fantasia è una difesa che protegge dall'orrore della realtà creando un mondo interiore e caldo quando il mondo esteriore è glaciale e doloroso. Quando la finzione riesce ad agire sui fatti, la realtà ne esce poetizzata. Ma quando l'allontanamento dalla realtà è eccessivo, la fantasia può diventare delirio logico o mitomania.
B. Cyrulnik

Geri è un simpatico vecchietto che ama giocare a scacchi, pur da solo. Contrasta il penoso senso di solitudine che vive, facendo ricorso alle risorse interiori di cui dispone: vitalità, creatività e senso dell'umorismo.  Vince la sua sfida con la solitudine almeno nel momento in cui si dedica, con passione, al gioco col suo alter ego. E' uno spazio immaginario e salvifico quello che Geri offre a sé stesso per staccare temporaneamente la spina da una realtà forse monotona, forse drammaticamente vuota,  triste e solitaria. Questa parentesi dalla realtà, diventa un luogo altro in cui liberare tutta la vitalità e l'entusiasmo per i piaceri della vita che sente esplodergli nel petto e ai quali non intende rinunciare. Elabora un modo positivo e creativo di gestire il tempo e investire le sue energie. Vogliamo chiamare follia il tentativo di difendersi dalla solitudine, concedendosi una bizzarra partita a scacchi prima di  riprendere contatto con una presumibile desolata realtà?  La celebre frase di Steve Jobs: "siate affamati, siate folli", in fondo è un'esortazione a non arrendersi  di fronte alle sofferenze che la vita riserva: finché c'è vita, questa va vissuta sapendo giocare tutte le pedine che si hanno a disposizione, come Geri ci insegna.  
...Io preferisco chiamarla resilienza, la capacità di saper reagire con vigore alle sofferenze, sfidando le proprie possibilità di renderle quantomeno sopportabili.  
Buona visione!    
Dott.ssa Moira Melis  

martedì 13 maggio 2014

COME COMPORTARSI IN CASO DI STALKING?


Stalking o sindrome del molestatore

1) Cosa devo fare se il mio ex marito/moglie, compagno/a, fidanzato/a si ostina a farmi telefonate assillanti, a pedinarmi e a molestarmi per ricominciare la relazione?
Se un vostro ex cerca con i suoi comportamenti assillanti di riprendere una relazione, da voi non più desiderata, nonostante abbiate manifestato con decisione la volontà di interromperla e tali comportamenti quali ad esempio telefonale, sms, pedinamenti, minacce, percosse, lesioni, etc. vengono ripetuti, ovvero durano nel tempo nonostante la volontà da parte vostra di interrompere la relazione, e cagionano in voi uno stato di ansia o di paura tali da ingenerare un fondato timore per la vostra incolumità o per quella di un vostro caro, o comunque vi costringono a cambiare le vostre abitudini di vita, è ravvisabile il reato di atti persecutori di cui voi siete vittima. A questo punto avete la facoltà di recarvi presso un Comando Arma dei Carabinieri o Ufficio di Polizia, al fine di presentare querela o richiedere l'ammonimento del soggetto autore di tali comportamenti persecutori.
2) Quali sono i comportamenti che costituiscono condotte persecutorie?
I comportamenti persecutori sono definiti come "un insieme di condotte oppressive, sotto forma di minacce, molestie, atti lesivi continuati che inducono nella persona che le subisce un disagio psichico e fisico e un ragionevole senso di timore".
Quindi, non sono tanto le singole condotte ad essere considerate persecutorie, ma piuttosto è la modalità ripetuta nel tempo, contro la volontà della vittima, che riassume in sé il principale significato delle condotte persecutorie.
3) Il reato di atti persecutori può essere commesso soltanto da chi ha intrattenuto una relazione sentimentale/affettiva con la vittima?
Assolutamente no. Il reato può essere commesso da chiunque (uomo o donna) ponga in essere una condotta persecutoria nei confronti di un qualunque soggetto per motivi diversi.
4) Cosa prevede il reato di atti persecutori di cui tratta il nuovo articolo 612 bis del Codice Penale?
L'articolo 612 bis del Codice Penale "atti persecutori" prevede che:
"Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.
La pena è aumentala fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio del 1992, n. 104, ovvero con armi, o da persona travisata.
Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi.
Si procede tuttavia d'ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 1 febbraio 1992, n. 104, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d'ufficio
".
5) Cosa vuol dire che il reato è punito a querela della persona offesa?
Vuol dire che la persona che subisce la condotta di "atti persecutori" ha facoltà di presentare querela, con cui esprime la volontà di voler perseguire e punire penalmente l'autore del comportamento persecutorio.
6) Che cos'è la querela?
E' lo strumento di legge con cui si può richiedere la punizione del colpevole di un reato verso il quale non deve procedere direttamente l'Autorità Giudiziaria.
7) Entro quanto tempo dopo aver subito atti persecutori posso presentare la querela e chiedere la punizione del colpevole?
Sei mesi.
8) Una volta presentata all'Autorità Giudiziaria, posso ritirare la querela?
Sì è possibile ritirare la querela se la persona querelata accetta. La querela può essere ritirata fino a che non inizi il processo.
9) Cosa si intende per procedibilità d'ufficio?
Le forze di polizia che vengono a conoscenza di un reato denunciato che prevede la procedibilità d'ufficio, iniziano le indagini autonomamente e procedono nei confronti del colpevole anche in assenza di querela.
10) Mia figlia minorenne subisce atti persecutori, come mi devo comportare?
Se il proprio figlio minore è vittima di atti persecutori, è nella facoltà del genitore denunciare i fatti alle Forze di Polizia.
11) Ci sono altri modi con i quali le vittime possono richiedere l'intervento delle Forze di Polizia in assenza di querela?
Sì, facendo richiesta di ammonimento nei confronti dell'autore dei comportamenti persecutori. Infatti l'articolo 8 del Decreto Legge 23 febbraio 2009 e successive modifiche prevede che la persona che si ritiene vittima di atti persecutori, e che non ha ancora presentato formale querela, possa avanzare la richiesta di ammonimento nei confronti del molestatore.

12) Cos'è l'ammonimento?
L'ammonimento è un provvedimento amministrativo (e non penale) di competenza del Questore che su richiesta della persona che ritiene di essere vittima di comportamenti persecutori, dopo aver valutato i fatti e se ritiene motivata la richiesta anche sulla base delle informazioni raccolte dagli organi investigativi, ammonisce il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento invitandolo ad interrompere il comportamento persecutorio nei confronti della vittima.
13) Come si fa a richiedere l'ammonimento?
La vittima che intende presentare proposta di ammonimento rappresenta i fatti presso il più vicino Comando Arma/Ufficio di Polizia e chiede, tramite questi ultimi, al Questore, l'ammonimento dell'individuo che la stessa indica come autore dei comportamenti persecutori.
14) Cosa accade al soggetto che, ammonito dal Questore, continua il suo comportamento persecutorio?
Se l'autore dei comportamenti persecutori, nonostante l'ammonimento, continua la sua azione e la vittima lo riferisce alle Autorità competenti, questi verrà perseguito penalmente senza la necessità che la vittima presenti querela.
15) Sono previste ulteriori misure a tutela della vittima di atti persecutori quando l'autore del reato non viene arrestato e continua a porre in essere la condotta?
Sì. E' prevista la custodia cautelare in carcere che è una delle misure che il Giudice può disporre nei confronti dell'autore di un reato grave. Inoltre, il Decreto Legge 23 febbraio 2009 e successive modifiche ha introdotto l'articolo 282-ter del Codice di Procedura Penale con il quale il Giudice può disporre il provvedimento del "divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa". Tale provvedimento prevede che il giudice ordini all'autore di non avvicinarsi a luoghi determinati, abitualmente frequentati dalla vittima. Si evidenzia, altresì, che qualora sussistano ulteriori esigenze di tutela, il giudice può ordinare all'autore di non avvicinarsi a luoghi determinati, abitualmente frequentati dai parenti della vittima, dai conviventi o comunque da persone legate da relazione affettiva ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o da tali persone, il giudice può, inoltre, vietare all'autore di comunicare, attraverso qualsiasi mezzo, con le dette persone o quando la frequentazione dei luoghi con queste sia necessaria per motivi di lavoro ovvero per esigenze abitative, il giudice ne ordina le modalità e può imporre limitazioni.
16) La persona offesa viene messa a conoscenza delle eventuali limitazioni imposte dal giudice all'autore del reato?
Con la stessa legge 38/2009 è stato introdotto anche l'art. 282-quater del codice di procedura penale che prevede l'obbligo da parte dell'Autorità Giudiziaria di comunicare i provvedimenti adottati ai sensi dell'art. 282-ter del codice di procedura penale (divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa), all'autorità di pubblica sicurezza competente, ai fini dell'eventuale adozione dei provvedimenti in materia di armi e munizioni ed inoltre di darne comunicazione alla stessa parte offesa e ai servizi socio-assistenziali del territorio.
17) Se ho subito percosse o lesioni, prima di presentare querela, devo ricorrere necessariamente alle cure mediche?

Se avete subito un comportamento persecutorio dal quale sono state provocate delle lesioni o percosse, è sempre consigliabile prima di presentarsi presso l'Autorità, recarsi presso un Pronto Soccorso o altra struttura sanitaria per essere sottoposti alle cure necessarie. Nell'occasione i medici intervenuti compileranno un certificato (referto) che attesta il motivo dell'intervento sanitario e le condizioni di salute riscontrate. In alcune circostanze il medico, che ha compilato il referto, può darne diretta comunicazione all'Autorità Giudiziaria.
18) Quali sono gli aspetti utili da evidenziare in una querelaa per atti persecutori al fine di rendere più semplice l'operato delle Forze di Polizia ?
Occorre esporre alle Forze di Polizia i fatti sempre nella maniera più chiara e particolareggiata possibile cercando di ricordare con esattezza la successione degli eventi, avendo cura, in caso di molestie telefoniche, di registrare le chiamate (anche quelle mute). Anche nel caso in cui non riusciate a registrare le telefonate, esistono comunque dei metodi per risalire all'autore delle telefonate. Inoltre è consigliabile tenere un diario per riportare e poter ricordare gli eventi più importanti che potrebbero risultare utili in caso di denuncia, ovvero raccogliere più dati possibili sui fastidi subiti, come ad esempio, conservare eventuali lettere o e-mail a contenuto offensivo o intimidatorio.
19) Se ricevo molestie telefoniche assillanti anche solo per mezzo di telefonate anonime come mi devo comportare?
Pur rimanendo in vigore il reato di molestie telefoniche, solo qualora queste diventassero assillanti, si potrebbe configurare il reato di atti persecutori. In entrambi i casi è necessario che la vittima delle telefonate ricevute sia su telefono fisso che su telefono cellulare annoti il giorno e l'ora delle telefonate e comunque non cancelli i dati dalla memoria degli apparecchi telefonici. Stesso consiglio vale per SMS ed MMS ricevuti. E' opportuno poi riferire tali informazioni necessarie per le indagini in sede di denuncia. Giova far presente che qualora la persona vittima di questi comportamenti non riesca, a causa dello stato d'animo vissuto, ad annotare con precisione il giorno, l'ora, il numero, questo non deve scoraggiare le vittime perché si può risalire all'autore mediante l'analisi dei tabulati telefonici.

20) C'è un numero di telefono a cui le vittime di atti persecutori possono rivolgersi in caso di richiesta di aiuto?

Presso il Dipartimento per le Pari Opportunità è stato istituito un numero di pubblica utilità nazionale 1522 (gratuito), un servizio pubblico pensato per fornire ascolto e sostegno alle donne vittime di violenza.
Il numero è attivo 24 ore su 24 per tutti i giorni dell'anno ed è accessibile dall'intero territorio nazionale gratuitamente, sia da rete fissa che mobile, con un'accoglienza disponibile nelle lingue italiano, inglese, francese, spagnolo e arabo. Le operatrici telefoniche dedicate al servizio forniscono una prima risposta ai bisogni delle donne vittime di violenza, offrendo informazioni utili e un orientamento verso i servizi socio-sanitari pubblici e privati presenti a livello locale. In caso di emergenza, si possono anche contattare direttamente i numeri di pronto intervento (112, 113). I numeri sono gratuiti e da cellulare si possono comporre anche in assenza di credito.

21) Quali sono i comportamenti che è consigliabile adottare nel caso in cui si è vittima di atti persecutori?

Dal momento che non tutte le situazioni di atti persecutori sono uguali, non è facile fornire delle modalità di difesa comuni da adattare alle circostanze e alle diverse tipologie di persecutori. Al riguardo, si possono fornire alcuni utili suggerimenti in merito:
• tenete presente che prendere consapevolezza del problema è già un primo passo per risolverlo. A volte, invece si tende a sottovalutare il rischio e a non prendere le dovute precauzioni come per esempio, informarsi sull'argomento e adottare dei comportamenti tesi a scoraggiare, fin dall'inizio, comportamenti di molestia assillante;
• ricordate che, in alcune circostanze, di fronte ad una relazione indesiderata, è necessario "dire no" in modo chiaro e fermo, evitando improvvisate interpretazioni psicologiche o tentativi di comprensione che potrebbero rinforzare i comportamenti persecutori dell'autore;
• la maggior parte delle ricerche ha rilevato che la strategia migliore sembra essere l'indifferenza. Infatti, sebbene per la vittima risulti difficile gestire lo stress senza reagire, è indubbio che l'autore rinforza i suoi atti sia dai comportamenti di paura della vittima, sia da quelli reattivi ai sentimenti di rabbia;
• cercate di essere prudenti e quando uscite di casa evitate di seguire sempre gli stessi itinerari e di fermarvi in luoghi isolati e appartati;
• tenete sempre a portata di mano un cellulare per chiamare in caso di emergenza;
• se vi sentite seguiti o in pericolo, chiedete aiuto, chiamate un numero di pronto intervento, come per esempio il "112" o rivolgetevi al più vicino Comando Carabinieri.

22) Se ho presentato querela in quanto vittima di atti persecutori prima dell'entrata in vigore di questo nuovo reato (23 febbraio 2009), il responsabile può essere perseguito penalmente?
No, la legge non ha effetto retroattivo, ciò significa che chi ha commesso atti persecutori prima dell'entrata in vigore della legge non può essere punito per questo nuovo reato, ma verrà perseguito per i singoli reati già previsti dalla normativa (esempio minacce, percosse, lesioni, molestie telefoniche ecc).

23) Ho sentito parlare del gratuito patrocinio per le persone che non possono sostenere le spese legali, di che cosa si tratta?
Il gratuito patrocinio è un diritto civile, costituzionalmente garantito, che riguarda l'assistenza legale gratuita di persone non abbienti, così come disposto dal D.P.R. 30.05.2002 n. 115. Al gratuito patrocinio possono essere ammessi l'imputato, la persona offesa dal reato, il danneggiato che voglia costituirsi parte civile, il responsabile civile. Nel corso delle indagini preliminari e, prima dell'esercizio dell'azione penale, la richiesta va effettuata al giudice per le indagini preliminari e, successivamente, al giudice che procede.
24) Che cosa si intende con il termine "gaslighting"?
Il termine "gaslighting" deriva dal titolo del film "Gaslight" del 1944 ed è utilizzato per definire un crudele comportamento manipolatorio messo in atto da una persona abusante per far in modo che la sua vittima dubiti di sé stessa e dei suoi giudizi di realtà. Lo scopo di questa condotta è quello di ridurre la vittima ad una totale dipendenza fisica e psicologica annullando di fatto ogni possibilità di scelta autonoma. Il "gaslighting" può rappresentare il prologo o il correlato di condotte di stalking.

25) Se non sono sicura/o di essere vittima di atti persecutori, a chi posso rivolgermi per chiedere informazioni in merito?
Se ci sono dei dubbi in proposito, è bene recarsi al Comando Arma/Posto di Polizia più vicino, o chiamare il numero telefonico di pubblica utilità 1522, al fine di descrivere la situazione vissuta per ricevere le necessarie informazioni del caso.
Testo tratto integralmente dal sito di cui sotto.

http://www.carabinieri.it/Internet/Cittadino/Consigli/Tematici/Questioni+di+vita/Stalking+o+Sindrome+del+molestatore+assillante/12_FAQ.htm
Dott.ssa Moira Melis